Per gli avvocati obblighi circoscritti


Il Sole 24 Ore Dossier – Alessandro Galimberti –  Regole tecniche in “consultazione permanente” quelle degli avvocati in materia di antiriciclaggio. Il Cnf a fine 2017 ha sottoposto alla categoria le norme di comportamento per la compliance con il Dlgs 231/2007, dopo la novella dell’estate precedente, fornendo una serie di indicazioni «su misura» tuttora in fase di valutazione. Ampio il ventaglio delle operazioni esenti che, pur riconoscendo il dovere del legale di identificazione del cliente e di gestione del suo denaro, fissa nella norma tecnica 1 il perimetro, escludendo la consulenza stragiudiziale su atti e negozi di natura non patrimoniale; l’assistenza; la difesa e la rappresentanza in giudizio del cliente davanti o ogni autorità giudiziaria o procedura arbitrale, incluse la mediazione; la negoziazione assistita e ogni attività prodromica o conseguente; l’incarico di amministratore di sostegno, quello di tutore o curatore previsti dal Codice civile. E ancora, l’incarico di arbitro rituale o irrituale, curatore fallimentare e commissario giudiziale; l’incarico di mediatore, quello di custode giudiziario e delegato alle operazioni di vendita. Chiude l’elenco delle operazioni esentate dalle verifiche antiriciclaggio la clausola aperta riguardante ogni altra attività non tassativamente prevista dal Dlgs 231 del 2007 (articolo 3, comma 4, lettera c) a carico di notai e avvocati (e cioè il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche; la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni; l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli; l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società; il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche; la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni; l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli; l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società. Tutte queste attività richiedono gli adempimenti antiriciclaggio). Per quanto riguarda la valutazione del rischio, questa può anche essere affidata a società di consulenza esterne, mentre la valutazione di rischio «basso» è presunta quando si tratta di Pa ed enti pubblici, di società quotate nei mercati Ue (ma non situate in Paesi terzi ad altro rischio); di attività vigilate dalla Consob; di enti creditizi o finanziari situati in Paesi terzi dotati di efficaci sistemi di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo; o infine di clienti con sede legale in aree geografiche a basso rischio. L’adeguata verifica della clientela rimane semplificata quando si tratti di atti o negozi su diritti reali o beni immobili o attività economiche nei quali lo scopo e la natura della prestazione risultano manifesti. In questi casi per l’identificazione del titolare effettivo è sufficiente la consultazione di pubblici registri e l’estrazione dei dati da lì. In una situazione di basso rischio, all’avvocato può bastare una dichiarazione del cliente confermativa dei dati acquisiti attraverso procedure strutturate anche avvalendosi di algoritmi predefiniti. In particolare, in questi casi, al professionista basterà acquisire fotocopia del documento di identità, e per individuare il titolare effettivo una dichiarazione «ragionevolmente attendibile» del cliente stesso. In ogni caso la regola del basso rischio non prevede per l’avvocato la ricerca di info dettagliate sullo stato patrimoniale e sulla provenienza delle risorse o dei fondi del cliente. Il controllo costante sul cliente a basso rischio può essere dilazionato nel tempo anche a cadenza triennale e può constare di una semplice dichiarazione confermativa dello stesso. Per quanto riguarda le segnalazioni di operazioni sospette, gli elementi “spia” che fanno scattare l’obbligo per l’avvocato sono comunque solo quelli che riguardano il suo cliente, mai le controparti. La norma risolve anche il problema degli studi strutturati, prevedendo che l’avvocato organizzi liberamente le procedure interne in relazione all’attività, alla clientela e alle dimensioni dello studio. Infine le regole tecniche spiegano come comportarsi in caso di «persona politicamente esposta», per individuare la quale basterà rivolgersi a «database commerciali che offrono servizi di verifica» .

procedure elastiche ed esenzioni estese
Le operazioni escluse Non comportano obbligo di segnalazione la consulenza stragiudiziale su atti e negozi di natura non patrimoniale; l’assistenza; la difesa e la rappresentanza in giudizio del cliente davanti o ogni autorità giudiziaria o procedura arbitrale, incluse la mediazione; la negoziazione assistita e ogni attività prodromica o conseguente; l’incarico di amministratore di sostegno, quello di tutore o curatore previsti dal Codice civile. E ancora, l’incarico di arbitro rituale o irrituale, curatore fallimentare e commissario giudiziale; l’incarico di mediatore, quello di custode giudiziario e delegato alle operazioni di vendita. Esclusa inoltre ogni altra attività non tassativamente prevista dal Dlgs 231 del 2007 (articolo 3, comma 4, lettera c) La verifica ultra “light” L’adeguata verifica delle clientela rimane semplificata quando si tratti di atti o negozi su diritti reali o beni immobili o attività economiche nei quali lo scopo e la natura della prestazione risultano manifesti. In questi casi per l’identificazione del titolare effettivo è sufficiente la consultazione di pubblici registri e l’estrazione dei dati da lì. Inoltre, In una situazione di basso rischio, all’avvocato può bastare una dichiarazione del cliente confermativa dei dati acquisiti attraverso procedure strutturate anche avvalendosi di algoritmi predefiniti. Al professionista basterà acquisire fotocopia del documento di identità, e – per individuare il titolare effettivo una dichiarazione «ragionevolmente attendibile» del cliente stesso