Più accordi, meno cause il divorzio breve decolla

Il Messaggero, di Lara Sirignano –

Gli effetti ci sono. E, a leggere i numeri, sono pure significativi. A meno di un anno dall’entrata in vigore della legge sul cosiddetto divorzio breve che, oltre ad accorciare sensibilmente i tempi di attesa per ottenere la cessazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio, prevede la possibilità di bypassare le aule di giustizia e definire le sorti del proprio rapporto matrimoniale in uno studio legale o davanti all’ufficiale di stato civile del Comune, sono calate del 20% le pendenze delle sezioni famiglia dei tribunali italiani. I dati vengono da fonte autorevole: il ministero della Giustizia che ha contato, in meno di 10 mesi, 10mila accordi di separazione o divorzio. Con logico alleggerimento del carico dei tribunali.

STOP AI VIAGGI ALL’ESTERO

Più articolato, invece, è il discorso sui numeri dei procedimenti civili iscritti, scesi di 15.121. Se le separazioni sono in calo del 14%, crescono, infatti, i divorzi passati da 62.893 del 2014 a 63.957 dello scorso anno. Un 2,1% in più che, secondo via Arenula, non sarebbe attribuibile alla nuova legge, ma si inquadrerebbe in un trend in crescita ormai da anni. Non la pensa così però l’avvocato Gian Ettore Gassani, che di separazioni e divorzi se ne intende. All’esperienza di matrimonialista unisce quella di presidente nazionale e fondatore dell’Ami (Associazione avvocati matrimonialisti italiani), un osservatorio privilegiato che gli consente analisi sociologiche e previsioni sul dopo riforma. «Con la nuova legge spiega – prevediamo un incremento del 20% delle procedure di separazione e divorzio. Ed è logico che sia così. I tempi per fare cessare gli effetti civili del matrimonio o ottenerne lo scioglimento si sono drasticamente ridotti: parliamo di sei mesi o un anno a seconda che il divorzio sia consensuale o meno. E la velocità della definizione è certamente un incentivo». Quindi il cosiddetto divorzio breve attenta alle famiglie? «Io parlerei di conquista di civiltà – precisa – anche perché i matrimoni finivano comunque. Piuttosto abbiamo interrotto la prassi dei divorzi lampo ottenuti all’estero. Per molto tempo gli italiani sono andati in Romania o in Spagna per avere rapidamente quel che in Italia avrebbero avuto dopo tre anni. E questo comportava spese enormi». Se il ministero parla di successo della cosiddetta negoziazione assistita, la possibilità in presenza di certe condizioni di definire davanti ai legali o davanti all’ufficiale di stato civile, con costi irrisori (parliamo di 16 euro) il proprio destino coniugale, Gassani frena. «La mia esperienza – dice – va in segno opposto. Le coppie continuano a preferire la definizione giudiziaria. Probabilmente per ragioni culturali e di abitudine. E poi la legge c’è relativamente da poco, quindi certe innovazioni non sono ancora entrate nella mentalità comune dei cittadini e la negoziazione assistita resta una forma del tutto residuale». Ma chi ha maggiormente “sfruttato” il divorzio breve? Le analisi dell’Associazione Italiana Matrimonialisti parlano chiaro: il Nord più del Sud, con un’Italia spaccata a metà. E gli over 65, prevalentemente maschi, per cui i tempi lunghi rappresentavano un disincentivo, in testa alla classifica. «Assistiamo a numerosissimi casi di appartenenti al cosiddetto sesso forte in piena sindrome da Peter Pan che aspirano a riconquistare la libertà. – spiega E spesso non per convolare a nuove nozze, ma semplicemente per riappropriarsi della loro vita».

IL NOVANTENNE E GLI SPOSINI

Di casi più o meno curiosi l’avvocato Gassani ne potrebbe raccontare decine. «Recentemente – dice – è venuto da me un ex professionista di 90 anni, separato da 20, che ha deciso di divorziare. La moglie non voleva saperne e mi è toccato convincerla. Solo che il lui della coppia è morto sei giorni dopo la sentenza». Record a parte (c’è pure quello degli sposini andati dall’avvocato dopo il viaggio di nozze per insoddisfazione sull’esito della prima notte), comunque i settantenni che dicono basta sono in crescita. E spesso anche a dispetto del parere dei figli. «La società è cambiata», dice l’avvocato. E per rendersene conto basta guardare ai social, diventati la nuova frontiera dell’infedeltà. «Mi capitano diversi settantenni e sessantenni scoperti a chattare o mandare foto o video non proprio ingenui all’amante», racconta. Un trillo di cellulare in piena notte finisce dunque per diventare la spia del tradimento. «E con le investigazioni private – spiega Gassani – il fedifrago non ha scampo».

15.121

Il numero dei procedimenti civili iscritti scesi dopo l’entrata in vigore, meno di 10 mesi fa, della cosiddetta legge sul divorzio breve.

63.957

Il numero dei divorzi nel 2015. L’anno prima erano stati 62.893. L’aumento per il Ministero non è dovuto alla legge, ma a un trend in crescita ormai da anni