Primo si al Jobs act per gli autonomi

Il Sole 24 Ore, di G. Parente e C. Tucci –

I professionisti potranno dedurre integralmente, entro un tetto annuo di 10mila euro, le spese per master, corsi di formazione e convegni. Si potranno “scaricare” fiscalmente anche gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni; e in ogni caso diventano abusive tutte quelle clausole che concordano termini “per saldare” superiori a 60 giorni dalla consegna della fattura al cliente. Mini rivoluzione anche sul fronte delle tutele lavoristiche: per gli iscritti alla gestione separata Inps i congedi parentali salgono da 3 a 6 mesi entro i primi tre anni di vita del bambino; e durante la maternità si avrà la possibilità di ricevere l’indennità pur continuando a lavorare (non scatta l’astensione obbligatoria).In caso di malattia o infortunio, su richiesta dell’interessato, si potrà sospendere la prestazione (salvo venga meno l’interesse del committente).
L’Aula del Senato, con 173 sì e 53 astenuti (e nessun voto contrario), ha acceso ieri il primo semaforo verde al Ddl sugli autonomi e il lavoro agile, collegato alla manovra, che ora passa alla Camera. Un provvedimento che interessa oltre due milioni di partite Iva e collaboratori. L’obiettivo del Governo è accelerare: «Puntiamo a chiudere entro l’anno – sottolinea Maurizio Del Conte, consigliere giuridico di Palazzo Chigi e presidente dell’Anpal -. In modo tale da far entrare in vigore le nuove regole già da gennaio». Soddisfazione per il via libera di palazzo Madama è stata espressa anche dal relatore, Maurizio Sacconi (Ap): «La larga condivisione parlamentare, oltre i confini della maggioranza, del Ddl a sostegno e promozione del lavoro autonomo come del lavoro agile è indicativo di una prima apertura politica e culturale alla responsabilità del risultato in ogni prestazione lavorativa, accentuata dalle capacità indotte dalle nuove tecnologie digitali».
Nei 22 articoli del provvedimento c’è una serie di misure significative: i liberi professionisti potranno aggregarsi in «reti, consorzi o forme associate», anche temporanee, per accedere ai bandi di gara (e concorrere così, con meno vincoli, all’assegnazione di incarichi e appalti privati); e si riconoscono i diritti di utilizzazione economica in caso di invenzioni o apporti originali (salvo che l’attività inventiva sia prevista come oggetto del contratto e a tale scopo compensata).

C’è poi il pieno coinvolgimento degli organismi di rappresentanza: il Governo viene delegato a individuare gli «atti pubblici» da devolvere alle professioni ordinistiche, attraverso il riconoscimento del loro ruolo sussidiario (e di terzietà); a semplificare gli adempimenti su salute e sicurezza negli studi professionali quando sono simili alle abitazioni; a consentire, è un’altra novità, alle Casse di previdenza, anche in forma associata, di attivare oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, altre nuove “prestazioni sociali”, con particolare attenzione agli iscritti colpiti da gravi patologie oncologiche.

«È stato approvato un testo moderno e adatto alle esigenze attuali – è il commento di Marina Calderone, presidente del Comitato unitario professioni e del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro -. Si rende il lavoro autonomo una valida alternativa al lavoro subordinato, portando così a termine il percorso del Jobs act». Positivi anche i commenti delle rappresentanze dei professionisti non ordinistici. Tra gli altri, Arvedo Marinelli, presidente della Federazione italiana tributaristi, parla di un «segno di grande attenzione» a tutto il mondo dei lavoratori autonomi.

Non mancano le misure a carattere fiscale, come l’integrale deduzione dei costi per l’assicurazione contro i mancati pagamenti (per il resto si rinvia all’articolo a lato). È una «legge attesa da anni» secondo la capogruppo Pd in commissione Lavoro a Palazzo Madama, Annamaria Parente. Tra l’altro, il Senato ha approvato un ordine del giorno di cui è prima firmataria che impegna il Governo a una revisione complessiva del sistema previdenziale dell’intero comparto del lavoro autonomo (artigiani, commercianti, agricoltori e professionisti non ordinisti) suddividendo la gestione separata Inps tra professionisti (circa 205mila) e parasubordinati.