Processi civili, avvocati all’asciutto se ricorso è bocciato

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Gli avvocati che prestano gratuito patrocinio nel processo civile, nel caso in cui il ricorso venga dichiarato inammissibile, non avranno diritto ad alcun compenso. Non potranno, inoltre, essere liquidate le spese sostenute per consulenze tecniche di parte che «all’atto del conferimento dell’incarico apparivano irrilevanti o superflue ai fini della prova». È quanto previsto dall’articolo 15 del dl 113/2018 (cosiddetto decreto sicurezza), approvato dal Senato lo scorso 7 novembre e che, in questi giorni, è in discussione in Commissione affari costituzionali alla Camera. L’articolo 15 stabilisce che: «nel processo civile, quando l’impugnazione, anche incidentale, è dichiarata inammissibile, al difensore non è liquidato alcun compenso. Non possono essere, altresì, liquidate le spese sostenute per le consulenze tecniche di parte che, all’atto del conferimento dell’incarico, apparivano irrilevanti o superflue ai fini della prova». Nella relazione tecnica si afferma che la disposizione «mira a colmare una lacuna normativa, allineando la disciplina prevista per il processo civile a quella dettata per il processo penale», in particolare l’art.106 del dpr 115/2002, che prevede l’esclusione dei compensi nel caso in cui il ricorso sia inammissibile. La nuova norma ha portato alcune critiche dagli ambienti forensi. In particolare il tribunale di Bologna ha diffuso una circolare in cui analizza i vari punti del decreto tra cui, appunto, l’articolo 15. Partendo dalla circolare, l’ordine degli avvocati di Bologna ha presentato i suoi rilievi sul tema. Secondo l’Ordine, la norma causerà delle criticità, visto che «è evidente l’intento di responsabilizzare i difensori, imponendo loro di sconsigliare e dissuadere l’assistito dal proporre impugnazioni infondate. Tuttavia, c’è il rischio concreto che l’avvocato del grado conclusosi sfavorevolmente, che virtuosamente abbia sconsigliato l’impugnazione, resterebbe tuttavia soggetto all’alea del possibile appello (o ricorso per Cassazione) redatto da altro professionista, e in caso di pronuncia di inammissibilità vedrebbe travolto anche il proprio compenso per il grado precedente. Se», continuano dall’Ordine, «la norma era preannunciata come abolizione del patrocinio a spese dello Stato per i ricorsi ai migranti, in realtà è di più ben ampia portata riferendosi a tutti i processi civili e non solo a quelli in materia di immigrazione».