Professioni Legali: “Ritorno al futuro”– Marina Cafferata , Rassegna degli Avvocati Italiani 2018

Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.

(Winston Churchill)

di Marina Cafferata (Consigliere nazionale ANF)

Anno 2025 d.C.  – I robot e l’intelligenza artificiale permeano ogni aspetto della nostra vita. In particolare la loro diffusione coinvolge i settori della salute, dei trasporti, della logistica, dei servizi ai consumatori e della domotica.

Anno 2035 d.C.  – Il corpo umano è completamente interfacciato con tecnologia smart:  smart whatch, fitness tracker, telemedicina, e-skin, Full Smart Body e IoT, tecnologie indossabili che consentono di annullare le distanze, di stare costantemente collegati, di prevenire e monitorare le più gravi malattie, di rigenerare autonomamente anomalie e patologie. Esistono nuovi valori di scambio al posto delle monete. Le persone non sono costrette a concentrarsi nelle città per avere i migliori servizi o per il lavoro.

Anno 2050 d.C. – Le intelligenze artificiali consentono di ripensare completamente il concetto di vita e di professione: i nuovi modelli permettono alle persone di liberare energie, di aumentare il tempo libero, ampliando l’evoluzione delle relazioni in modelli più positivi sia nell’ambito del lavoro, sia verso i rapporti interpersonali.

In questi scenari la professione legale sopravviverà o verrà stravolta e soppiantata da altri modelli?

Gli storici sostengono che nell’evoluzione umana esistono stilemi ciclici ricorrenti, ma la discontinuità epocale che caratterizza i nostri giorni non ha precedenti.

Uno degli aspetti più sconvolgenti è il fattore velocità. La storia umana non ha mai conosciuto trasformazioni globali così incalzanti e dinamiche quanto oggi.

La rivoluzione in atto, innescata dall’evoluzione tecnologica e dalle reti, condivide molti elementi con quella di Gutenberg: internet, infatti, a ben pensare costituisce un sistema di riduzione drastica di centinaia di volte il costo di elaborazione, acquisizione, gestione, archiviazione e circolazione delle informazioni, esattamente come è accaduto verso il 1455 d.C., quando si è passati dai manoscritti alla stampa. In quel momento preciso, tra l’altro, è iniziato il Rinascimento e si è innescato ed esploso il fenomeno della riforma protestante:  Lutero ha contestato la necessità dell’intermediazione della Chiesa nelle relazioni tra Dio ed i fedeli. Si incrinano e cedono moltissimi equilibri e le società si trovano costrette a rivedere modelli organizzativi. Proprio un’analoga tendenza alla disintermediazione stimolata da internet costituisce oggi un deflagrante fenomeno che in modo crescente pervade e impatta sulla nostra società.

La rivoluzione che stiamo vivendo è però una rivoluzione con la potenza al cubo.

Alla trasformazione digitale e delle reti si associa anche una nuova fase di rivoluzione industriale, grazie alle nanotecnologie, alle biotecnologie ed ai nanomateriali (internet of things e internet of beings) che creano attese di qualità della vita ed economiche infinitamente elevate.

Ma mentre nella prima rivoluzione industriale ci sono stati filosofi ed economisti del calibro Karl Marx, John Stuart Mill, John Maynard Keynes,  che hanno letteralmente rielaborato il modo di interpretare e governare la società, oggi forse manca una massiccia e convergente concentrazione su questo aspetto: c’è una carenza intellettuale di proiezione e ricostruzione verso il futuro, è infatti diventato indispensabile soffermarci con attenzione ad analizzare ed ipotizzare nuove regole e un nuovo governo per la mutata società.  Va considerato anche un ulteriore aspetto: nel periodo più dinamico dell’espansione delle tecnologie più avanzate, l’economia mondiale arranca e stenta a risolvere le acute criticità che soffocano la quanto mai auspicata ripresa di sviluppo.

 

Il paradosso di internet

E’ il cd.  “paradosso di internet”: pur vivendo in una società definita “dell’informazione”, siamo entrati forse, senza nemmeno tanto accorgercene, in un’età che manifesta un trend ben marcato verso l’”ignoranza”.

Come è possibile questo?  “Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza? Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione? “ (Thomas Stearns Eliot). Una sovraesposizione alle informazioni non crea necessariamente conoscenza e una conoscenza acquisita se non ben declinata rischia di rimanere concetto del tutto estraneo alla saggezza.

Nella frenetica ricerca di accumulare, gestire, archiviare, e tutelare una quantità di informazioni, la capacità critica di elaborarle e di contestualizzare i concetti si è andata via via sfilacciando.  Quando crediamo di essere arrivati a padroneggiare una mole inestimabile di informazioni e di poterne trarre il più elevato potere, ci accorgiamo di non essere abbastanza competenti e di essere ancora troppo lontani dal disporre di saggezza e di sapienza.  E’ probabile che ai nostri giorni si sconti un ricordo un po’ troppo distratto ed annebbiato di quanto già certi filosofi dell’antica Grecia avevano intuito.

In un contesto come questo, un avvocato può avere un ruolo? E quale?

Le statistiche ci informano che dagli anni ’80 gli avvocati iscritti agli Ordini professionali sono passati da circa 48.000 a 237.000 nel 2017. Il trend in costante crescita testimonia che nonostante le criticità la figura dell’avvocato costituisce un profilo ancora attrattivo.  Certo è che non è assolutamente pensabile di poter continuare a trasmettere e ad applicare modelli obsoleti, chi si illude di poter replicare quanto sino ad ora utilizzato non potrà necessariamente godere di ampia prospettiva futura.

In realtà mai come nei momenti di intensa e radicale trasformazione sociale c’è e ci sarà sempre in crescente aumento un bisogno di Diritto, di Regole, di Giustizia in tutte le loro declinazioni.  La figura dell’avvocato, proprio per sua vocazione naturale è senz’altro uno dei profili professionali più strategici e centrali che vedrà una costante progressione e un significativo sviluppo.

Perché questo possa realizzarsi è però necessario revisionare i modelli organizzativi e far riacquistare alla categoria il prestigio sociale ed economico, il rispetto e le funzioni storiche ed istituzionali ad essa riservate.

Quando mai più di ora c’è stata la necessità di specialisti di alto profilo, di ampie competenze interprofessionali, di avvocati che con la propria esperienza e sensibilità siano in grado di applicare modelli duttili e rispondenti alle trasformate esigenze?

Certo è che l’orientamento alla disintermediazione è agevolato dalla molteplicità delle informazioni che in tempo reale possono essere acquisite ovunque, velocemente gratuitamente grazie alle tecnologie. Ma questo fenomeno non può far paura ad un professionista, anche se da molti è vissuto come una minaccia capace di erodere una fascia di mercato. Un Avvocato, che ha avuto la possibilità, le capacità e la fortuna di procedere in un percorso formativo di alto livello, ha l’obbligo morale, sociale, deontologico ed etico di elevare costantemente la propria competenza e di migliorare le performance.

Le tecnologie digitali agevolano le nuove modalità di relazione sia tra colleghi sia con i propri Clienti migliorando la velocità, la qualità dei servizi, la vicinanza alla clientela, la varietà delle prestazioni, l’elasticità dei tempi e ottenendo una drastica diminuzione dei costi.

La possibilità di avvalerci di tecnologie in grado di memorizzare ed analizzare milioni di documenti in breve tempo, operando in continuo aggiornamento, ed esprimendo sintesi probabilistiche, costituiscono strumenti di grandissimo interesse, ma almeno ancora per diverse generazioni non potranno di certo sostituirsi ad un professionista. L’intelligenza, la creatività, la capacità di gestire gli imprevisti e le criticità, l’inventiva, la sensibilità e l’elasticità della mente umana sono elementi che, almeno per il momento, rimangono sconosciuti alle tecnologie.

 

Valorizzare ciò che ci distingue

E che ci rende unici

E proprio nella capacità di valorizzare ciò che ci distingue e ci rende unici e che costituisce la nostra miglior ricchezza, cioè il nostro patrimonio intellettuale, è là che devono tendere tutte le nostre energie.  Per questo è necessario rivedere i percorsi formativi già delle nuove generazioni, orientando gli universitari alla ricerca della miglior qualità: l’avvocato deve poter eccellere sugli altri profili potenzialmente concorrenti, deve poter ottimizzare i tempi della formazione integrando occasioni di apprendimento con un approccio sperimentale in ambiti complementari come quelli economici, sociologici, linguistici e tecnologici.

Integrare i corsi per i laureandi, in coordinamento con figure più esperte e con un ruolo attivo anche delle associazioni sindacali, con esperienze pratiche reali, riversando le competenze nel rispetto della funzione sociale del diritto, cioè come strumento di dialogo ed assistenza, magari applicando anche all’ambito legale il modello già altrove efficace del cd. freemium, basando sull’offerta articolata in due versioni di uno stesso servizio: uno più semplice e gratuito ed un altro più articolato e performante ma a pagamento. In concreto gli avvocati adeguatamente formati potranno essere artefici, attuatori, arbitri ed amministratori dei nuovi sistemi di lettura e di governo della società.

L’Avvocato nel futuro parteciperà attivamente alla formazione delle nuove regole sociali e potrà essere una figura di riferimento indispensabile alla collettività ritagliandosi un ruolo da protagonista strategico solo che condivida la necessità di elevare costantemente il proprio livello di competenze.

La vera rivoluzione infatti è quella culturale e gli avvocati sono perfettamente in grado di esserne attori principali. Probabilmente la strada corretta è quella di saper meglio valorizzare le caratteristiche intrinseche che da sempre hanno connotato la nostra professione.  Gli strumenti tecnologici devono essere conosciuti ed asserviti con capacità nell’interesse dei professionisti e non in funzione di surrogazione della qualità intellettuale.

Per questo si impone anche una crescente attenzione all’aspetto etico: chi sceglie la professione legale non deve vivere la deontologia come una odiosa costrizione, ma deve intrinsecamente condividere i più alti valori morali da trasfondere in primo luogo in ogni espressione di vita e quindi solo di conseguenza anche nella professione.

Il futuro vedrà avvocati capaci di abbandonare l’atteggiamento di compressione, di individualismo e di sospetto che oggi ancora purtroppo si rilevano, per far posto a nuove forme di aggregazioni anche destrutturate, molto dinamiche, capaci di creare partnership ad hoc per ogni singola necessità e dare risposte di altissima qualità sinergica ai propri clienti, con collaborazioni tra soggetti delocalizzati che interagiscono grazie a strumenti modulabili e che valorizzano le reciproche competenze.

Libertà di tempi, di luoghi e miglioramento della qualità della propria vita, queste saranno le caratteristiche che connoteranno i nostri colleghi del futuro che vestiranno abiti capaci di raccogliere informazioni, che guarderanno attraverso occhiali una realtà aumentata, partecipando alle udienze in modo virtuale e facendo veicolare le informazioni con il massimo grado di sicurezza e riservatezza, senza valigette portadocumenti al seguito, pur potendo accedere liberamente a tutti gli strumenti necessari alla professione, ma che prima di tutto questo dovranno imparare ad elevare al massimo e costantemente la loro preparazione e la capacità di lavorare insieme.

Associazioni, società, contratti di rete, la forma potrà essere la più varia ed articolata, elastica e mutevole, e forse nemmeno oggi ancora immaginabile, ma senz’altro la professione di avvocato resterà ben salda anche nel futuro perché saremo capaci di valorizzare il nostro core business cioè il nostro patrimonio intellettuale e insieme seguiremo l’assunto del famoso economista e premio Nobel Robert Merton Solow:  “La maggior parte delle cose importanti che vengono fatte sono raggiunte dai gruppi, non da individui: sono fatti da un gruppo di persone che sanno lavorare insieme

LA RASSEGNA DEGLI AVVOCATI 2018