Professionisti, crisi alle spalle: i redditi medi tornano a salire

ItaliaOggi – 

Gli «artigli» della crisi economica mondiale mollano (a poco a poco) la presa sui portafogli dei liberi professionisti italiani: a confermarlo è l’analisi delle dichiarazioni dei redditi di avvocati, ingegneri ed architetti, dottori commercialisti, periti industriali, geometri e notai relative al 2016 (ma messe in queste settimane sotto la lente d’ingrandimento dalle Casse di previdenza di categoria), che non certificano arretramenti, bensì evidenziano progressi delle entrate medie che vanno dallo «0,3%» al «6,5%». E che permettono di dedurre con un po’ di (necessaria) prudenza che, non essendo una sola rondine a fare primavera, è probabile che per una discreta fetta dei lavoratori autonomi, iscritti ad Ordini e Collegi, la «bella stagione» del ritorno a dignitosi profitti sia veramente iniziata. Fra le prime a intuire che il vento sta cambiando sono state le professioni dell’area tecnica, da sempre attendibile «termometro» dell’andamento del tessuto produttivo della Penisola, perché attive in settori determinanti per l’economia nazionale, a partire dal quello delle costruzioni: i periti industriali sono quelli che hanno segnato il valore più elevato, giacché i guadagni dei circa 14 mila iscritti sono cresciuti del 6,5% rispetto al 2015, soprattutto, ha spiegato l’Ente pensionistico (Eppi), grazie al lavoro svolto nei comparti dell’elettronica ed elettrotecnica (+7%), della meccanica (+8,3%) e della termotecnica (+9%), ma anche, a dei livelli più contenuti, nell’edilizia (+2,5%). Monte redditi in ascesa pure per la platea degli associati ad Inarcassa: per i circa 168 mila ingegneri e architetti è mediamente salito dell’1,3%, lasciando intendere che il periodo buio (dal 2008 ci son stati «cinque anni di contrazione», che hanno generato una sforbiciata complessiva «del 14%, -22% in termini reali») sta per diventare un brutto ricordo, così come per gli oltre 89.400 geometri (il progresso dei guadagni è stato del «2%», come messo nero su bianco dalla Cipag) che sono in grado di guardare al futuro con una rinnovata fiducia. Incoraggianti, a seguire, le prospettive per i poco più di 5 mila notai del Paese, considerato che nei primi otto mesi del 2017 è stato registrato un aumento del repertorio dello «0,3%»: se nel 2006 ammontava complessivamente a «quasi 950 mila euro», nel 2012 la riduzione è stata «quasi del 50%», poi la risalita (fino ai circa 750 mila euro dell’anno in corso), dovuta, però, ad «aspetti artificiali», ossia al cambio delle regole per la determinazione dei parametri per oneri e contribuzioni dovuti alle Casse professionali e agli archivi, come da decreto del ministero della Giustizia 265/2012 (si veda anche ItaliaOggi del 14 ottobre 2017). A compiere passi in avanti pure gli almeno 240 mila avvocati dello stivale poiché la Cassa forense, al termine del 2015, rimarcava la risalita del «2,2%» dei introiti dei legali, rispetto all’anno precedente. Confortanti, in conclusione, pure i numeri dei quasi 69 mila dottori commercialisti che, nel 2016, ha fatto sapere la Cnpadc, hanno subito un rialzo «dell’1% circa».