“Pronta la riforma del processo civile ci saranno cause flessibili e rapide”- L’intervista a Alfonso Bonafede

La Repubblica – 

Lei Alfonso Bonafede è il Guardasigilli. Non si sente chiamato a garantire anche la nostra libertà nel rispetto, appunto, dei principi di giustizia e trasparenza? «Per me tutte le istituzioni devono partire dal presupposto che la libertà di stampa è una delle colonne portanti della democrazia moderna». Sì, ma gli attacchi pesanti fatti da Di Maio e Di Battista non vanno in senso opposto? «Assolutamente no, perché un conto è la libertà di stampa che è sacrosanta, altro è l’invenzione di fatti e notizie creati ad arte per attaccare una forza politica. Dirò di più, i giornalisti bravi che credono nel diritto alla buona informazione devono criticare e isolare quelli che spacciano notizie false. Qui sta il confine». Alla Camera lei ha ricordato la battaglia di M5S contro la riforma della Costituzione del Pd. Ha letto Zagrebelsky? È certo che non si vada verso la distorsione dei principi costituzionali nella politica sull’immigrazione? «Assolutamente no. Stiamo dimostrando con i fatti di amare la Carta e di considerarla la stella polare. Ne ho parlato proprio perché grazie a quella difesa oggi la doppia lettura delle leggi ci darà la possibilità di eliminare la norma sul peculato». Oggi verrà messa la fiducia sul decreto sicurezza, strategico per la Lega, ma indigesto per molti di voi. Non è troppo alto il prezzo per avere in cambio la sua legge “spazzacorrotti”? «Sono due provvedimenti del tutto differenti. M5S non ha pagato alcun prezzo per avere una legge che contiene battaglie per noi storiche, come il Daspo, l’agente sotto copertura, la trasparenza dei partiti. Il dl sicurezza viaggia su un binario differente, a cui abbiamo contribuito condividendo la versione finale. Non c’è alcun baratto con la Lega sui nostri valori». Ma il vostro dissenso al Senato e alla Camera era evidente…
«Ci mancherebbe. Possono esserci persone che la pensano in modo diverso, ma poi prevale la sintesi politica, perché ai cittadini interessa sapere come la pensa M5S, e alla fine si vota compatti».
È democratico espellere chi ha un opinione diversa? «Sono i probiviri a prendere le decisioni disciplinari. Io non mi esprimo, ma considero poco rispettoso per la maggioranza andare per la propria strada. E dire il governo va avanti, ma a me questa norma non piace. Se tutti facessero così sarebbe il caos nel Movimento e nel Paese. Non siamo il Pd, non abbiamo e non avremo mai correntine interne».
Ce la farà con l’anticorruzione per fine 2018? «Sì, certamente. Il messaggio del governo sulla legalità è molto forte.
Dopo anni in cui la giustizia veniva messa alla fine dell’agenda politica, o utilizzata pro o contro Berlusconi senza produrre nulla, ora è fuori dal pantano del dibattito politico e guarda ai cittadini».
Lasciamo stare gli slogan. È vero semmai che un anno per riformare il processo penale è troppo poco.
«Non le permetto di parlare di slogan. È oggettivo che per vent’anni la giustizia era pro o contro Berlusconi. Comunque conto di impiegare anche meno. Ho già incontrato avvocati e magistrati per le basi del lavoro futuro. Tra dieci giorni li riconvoco. Non c’è un secondo da perdere».
L’emendamento sul peculato, che salva i leghisti sotto processo, non è come le norme ad personam di Berlusconi? «Innanzitutto non mi piace una domanda in cui si ricordano logiche che sono da prima e seconda Repubblica. Quella norma è sbagliatissima, sarà cancellata al Senato e la legge sarà approvata un mese prima del previsto senza di essa». Lo sa che molti leghisti flirtano con Forza Italia e non vedono l’ora di fare un governo con loro? «Sono voci di corridoio che mi rifiuto di commentare. La Lega è stata un interlocutore serio anche per la legge anticorruzione».
Lei è un avvocato, ma gli avvocati sono in rivolta. I magistrati perplessi. Non la imbarazza? «No, perché gli uni e gli altri sono consapevoli che il rinvio al 2020 nasce dal dialogo con loro. Ma soprattutto sanno che la giustizia non può continuare a essere quella di oggi perché tra dieci anni avremo pure giudici, avvocati e cancellieri bravissimi, ma i cittadini non vorranno più entrare in un tribunale». Come si sente quando la definiscono un giustizialista populista? «Chi lo dice non mi conosce e non guarda le leggi che stiamo approvando. Il fatto che voglia rispettare il contratto di governo non vuol dire essere populista, ma rispettare gli impegni presi con i cittadini. Capisco che in Italia non tutti sono abituati a questa idea di politica. Giudici e avvocati sono in via Arenula quasi ogni settimana e non credo che ciò sia avvenuto in passato». Le norme sui partiti, vera trasparenza, o i pagamenti saranno frazionati, nulla andrà sui siti e non ci saranno le sanzioni? «La legge è chiarissima.
Trasparenza per tutti i contributi ai partiti, anche frazionati, oltre i 500 euro. E questo vale pure per associazioni e fondazioni collegate ai partiti. Una rivoluzione, perché i cittadini potranno sapere chi li finanzia e capire di conseguenza che leggi faranno».
E l’associazione Rousseau? Dovrà sottostare alle stesse regole o come accusa l’opposizione sarà legibus soluta? «Lanciano accuse perché non hanno letto la legge. Rousseau è compresa nelle norme dell’articolo 11, ma già oggi adempie alle stesse regole di trasparenza pur senza esserne obbligata per legge».
Presenterà la riforma del processo civile? «Sì, la riforma sarà online a fine settimana. Prevede un processo veloce garantendo i diritti dei cittadini. Per le cause che lo consentono, senza istruttoria, il processo potrà durare una o due udienze al massimo. Se un imprenditore deve recuperare un credito, e c’è un’opposizione palesemente dilatoria, avremo un processo flessibile che può durare pochissimo». Ci fa un esempio? «Oggi ci sono l’atto di citazione e il ricorso, in futuro ci sarà solo il ricorso. Sarà rilanciata la figura dell’avvocato perché addirittura è previsto che, nei casi di negoziazione assistita, sarà valorizzata la testimonianza o la produzione di documenti nel contraddittorio dei due legali prima che inizi la causa. In giudizio ci andrà non chi vuole perdere tempo, ma chi vuole tutelare un proprio diritto».
Non si rischia un processo per ricchi e per chi può permettersi avvocati di peso? «È esattamente il contrario, perché si ridurrà il tempo in cui si sta in tribunale, e quindi il costo della causa sarà inferiore».