Ricorsi arretrati sotto assedio

Il Sole 24 Ore – 

Tar e Consiglio di Stato devono autoriformarsi. Concetto che Alessandro Pajno, presidente del Consiglio di Stato, aveva già affermato l’anno scorso e ha ribadito ieri nella relazione di apertura dell’anno giudiziario della giustizia amministrativa, al cospetto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La strategia di rilancio inizia a dare frutti: continuano a calare i ricorsi pendenti (­12% nel 2017); sta per partire un nuovo programma di aggressione dell’arretrato che con le sezioni stralcio coinvolgerà venti Tar e due sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato; il processo telematico sta andando a regime; i vuoti di organico si stanno ripianando; il lavoro consultivo nei confronti degli atti del Governo si è fatto più serrato grazie alle commissioni speciali, che hanno lavorato soprattutto sulla riforma Madia della pubblica amministrazione e sul codice degli appalti. È però soprattutto nella cultura dei magistrati che deve avvenire il cambio di passo. «I nostri tempi richiedono al giudice­ ha affermato Pajno­ una cultura che afferma rigorosamente i diritti dei cittadini nei confronti del potere e che nello stesso tempo si dà carico della complessità sociale, consapevole del ruolo che la sua pronuncia verrà ad avere». Un giudice «conscio del fatto che il pluralismoe l’economia globale sono le cifre della contemporaneità». Un giudice «non autoreferenziale, non innamorato soltanto delle proprie procedure e dei propri giudizi, ma aperto alla complessità dell’intero sistema giurisdizionale» e in grado di cogliere i segni del cambiamento. Sono tempi in cui, non solo nel nostro Paese, «sembrano risorge­ re i fantasmi della razza, della discriminazione, dei muri chiamati a proteggere dall’accoglienza». «L’incertezza per il futuro è divenuta nostalgia del passato» e ­ ha detto il presidente del Consiglio di Stato ­ avanza «l’illusione di risolvere problemi generali e globali con il ritorno al primato degli Stati nazionali». La Costituzione­ di cui Pajno ha ricordato i 70 anni ­ può aiutare a evitare quegli errori, così come il dolore e la vergogna delle leggi razziali promulgate 80 anni fa. Contraddizione, smarrimento e crisi sono le parole d’ordine del nostro tempo. Anche la giurisdizione risente di tale situazione. La crisi della politica, con la mancanza di chiarezza delle leggi, ha riversato sul giudice la composizione del conflitto tra i valori. Nelle aule dei tribunali si trasferiscono le ragioni della crisi: per esempio,i motivi del precariato hanno determinato un aumento del contenzioso della scuola,a partire dai diplomati magistrali, Il giudice amministrativo è, inoltre, chiamato a bilanciare le esigenze dell’ambiente e quelle dello sviluppo economico, decidendo sulla realizzazione di gasdotti, oleodotti, tratti autostradali e altre grandi opere di interesse nazionale. Il lavoro di riposizionamento della giustizia amministrativa nonè stato di certo aiutato dalla vicenda della destituzione del consigliere di Stato Francesco Bellomo, direttore di una scuola di magistratura accusato di comportamenti poco consoni al ruolo di giudice. Pajno ha rivendicato l’attenzione avuta sulla vicenda dall’organo di autogoverno ma ha al tempo stesso puntato il dito contro un «procedimento disciplinare estremamente farraginoso, regolato da norme obsolete».. Bisogna, inoltre, intervenire sul «controverso tema delle scuole» di preparazione ai concorsi in magistratura: in particolare, è necessario «un profondo ripensamento della materia» riguardo agli incarichi extragiudiziari dei magistrati, che in quelle scuole insegnano. Critici gli avvocati amministrativisti: «Ancora una volta siè aperto l’anno giudiziario senza darci voce», ha affermato Umberto Fantigrossi, presidente dell’Unione nazionale della categoria.

MENO PRODUTTIVITÀ

Il contenzioso Il calo dell’arretrato nel 2017 ha riguardato sia i Tar sia il Consiglio di Stato. Nei primi è un processo che va avanti da anni senza oscillazioni, mentre al Consiglio di Stato si prosegue a fasi altalenanti. Presso i tribunali, però, il taglio delle cause pendenti è stato accentuato dalla diminuzione dei nuovi ricorsi: circa 7mila in meno quelli presentati l’anno scorso in primo grado rispetto al 2016. Se la produttività dei magistrati dei Tar si fosse mantenuta ai livelli del 2016 o, ancora meglio, degli anni precedenti (quando le cause definite erano oltre 100mila), l’aggressione dell’arretrato sarebbe stata ancor più consistente