Riforma fallimenti, in arrivo almeno 140mila nuovi sindaci e revisori

Il Sole 24 Ore – 

Sono 140.000 le srl che, sulla base delle nuove regole in arrivo, dovranno adottare il sindaco o il revisore. Un netto cambio di stagione rispetto alle 15.000 attuali. È questa la stima fatta da Banca d’Italia. Che comunque ritiene questo dato sottostimato, visto che si riferisce alle sole società di cui sono disponibili i bilanci.

A produrre l’effetto sono i nuovi parametri messi a punto dallo schema di decreto legislativo di riforma della disciplina della crisi d’impresa in discussione davanti alle commissioni parlamentari.

Un cambiamento significativo che è frutto di un altro cambiamento, quello delle soglie sia economiche sia di dipendenti che danno luogo al nuovo obbligo. Il totale dell’attivo dello stato patrimoniale scende infatti da 4 milioni e 400mila euro a 2 milioni; i ricavi da 8 milioni e 800mila a 2 milioni; il numero di dipendenti da 50 a 10. Evidente il nuovo scenario che viene a delinearsi e che condurrà le 140.000 società a responsabilità limitata a dovere ingaggiare un professionista.

Ma l’abbassamento ha una sua logica nella visione del legislatore. Perché il significativo aumento delle società di capitali tenute al controllo interno, nella forma del sindaco o del revisore, deve essere letto nel contesto di una maggiore responsabilizzazione degli amministratori e, di riflesso, dei loro controllori nell’individuare per tempo i segnali di crisi aziendali nella prospettiva di scongiurare insolvenze conclamate con chiusura dell’impresa e azzeramento dei posti di lavoro.

Sono infatti i sindaci e i revisori a dovere essere protagonisti delle segnalazioni di criticità, quando l’imprenditore non si sia attivato autonomamente. E nei loro confronti è anche prevista, a fare contrappeso, una forma di responsabilità specifica.

Gli indici di criticità dovranno essere messi a punto, tenuto conto di alcune indicazioni del decreto, da parte del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. E a seconda degli indicatori che concretamente saranno adottati a cambiare sarà il numero di quelle 180.000 società (numero complessivo che tiene conto anche delle spa) che concretamente verranno a essere oggetto di segnalazione (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

L’altro canale per dare concretezza alle misure di allerta è costituito dale segnalazioni che arriveranno dai creditori pubblici, in particolare Inps e amministrazione finanziaria, insieme agli agenti della riscossione. Rispetto a questo canale, la stima fatta dal ministero della Giustizia è che arriveranno circa 15.000 segnalazioni all’anno.

A doverle gestire saranno gli organismi di composizione della crisi, che saranno costituiti o sono già stati costituiti presso ogni camera di commercio, per ora solo nell’ambito della crisi da sovraindebitamento del consumatore o del piccolo imprenditore sotto le soglie di fallibilità.

A venire istituito è un circuito alternativo alla giurisdizione classica e antecedente rispetto all’apertura di una procedura concorsuale che comunque ne potrà rappresentare uno sbocco. E tuttavia, nel caso di ripetuta inerzia dell’imprenditore, a chiudere il cerchio ci sarà la segnalazione al pubblico ministero che in quel caso sarà a chiamato a intervenire nell’ambito della sua funzione civilistica aprendo, se lo riterrà, la procedura di liquidazione.