Se avvocati e architetti si scoprono più poveri

Nell’Ottocento le società di mutuo soccorso nacquero per tutelare gli operai. Nel 2015 nascono per aiutare gli avvocati in difficoltà. Ilvo Diamanti l’ha chiamato “il discensore sociale”, la proletarizzazione delle professioni. Oggi un giovane architetto guadagna in media meno di un giovane operaio alla catena di montaggio della Fiat di Melfi. E quando non ha più il lavoro non ha alcun ammortizzatore sociale. La pensione? Un’incognita. «C’è da piangere», sintetizza Natalia Guidi, architetto di Latina. A Bari è nata la prima onlus per sostenere gli avvocati travolti dalla crisi. Viene finanziata con il cinque per mille della dichiarazione dei redditi. È esattamente una società di mutuo soccorso, come quelle dell’Ottocento: offre sostegno al reddito e servizi complementari come la dotazione di computer. Si chiama Ordine forense di Bari-Onlus.

Promuoverà iniziative (concerti, per esempio) per raccogliere fondi a favore della categoria.
Anche gli operai metalmeccanici lo fanno quando occupano le fabbriche. «Così si dimostra che gli avvocati sono lavoratori come gli altri», spiega Giovanni Stefanì presidente dell’Ordine del capoluogo pugliese, quarto in Italia per numero di iscritti (7.000). Aggiunge: «Stanno prendendo corpo tra gli avvocati una voglia di partecipazione e una volontà solidaristica». Il che è quasi un ossimoro in una corporazione che vive di individualismo, autonomia, indipendenza, competizione mischiati con qualche dose abbondante di cinismo. La lunga recessione ha cambiato i valori, sconquassato le vecchie professioni perlopiù ereditate da padre in figlio nel Paese del familismo amorale, dove quasi il 40 per cento degli abitanti fa lo stesso lavoro del genitore. Noi siamo il Paese degli avvocati. Ce ne sono circa 230 mila.
Solo Roma ne ha più della Francia intera. Ci sono 3,8 avvocati ogni mille abitanti, che vuol dire un avvocato ogni 263 abitanti, ivi compresi neonati e centenari, come precisa un articolo apparso sul quadrimestrale della Cassa Forense. Ma abbiamo anche 2,65 architetti ogni mille abitanti: il record in Europa. Aumentano ancora gli iscritti all’albo dei commercialisti ma cala il numero dei praticanti (-37,4 per cento).
Troppi professionisti in lotta tra loro concentrati in settori maturi: nel 2013, per esempio, ciascun architetto italiano ha avuto a disposizione 123 mila euro di mercato potenziale, meno della metà degli architetti tedeschi, circa sei-sette volte meno rispetto a Francia e Gran Bretagna, come certifica l’ultimo Osservatorio professione architetto del Cnappc-Cresme.
Dunque la crisi economica ha accelerato la crisi dei professionisti e condotto al tracollo dei loro redditi. Quel che è successo è senza precedenti. Dal 2005 al 2013 i redditi medi reali prodotti dai professionisti – secondo il quarto rapporto Adepp sulla previdenza privata – sono calati del 13 per cento con un crollo del volume d’affari vicino al 18 per cento. Il risultato è che un avvocato under 40 ha un reddito medio (anno 2013) di 24 mila e 738 euro contro i 29 mila e 455 di un dipendente privato e i 35 mila 157 di un dipendente pubblico. E quel che vale per i giovani avvocati, vale per gli ingegneri e architetti under 40 (18.187 euro), per i commercialisti (23.207) per finire con le partite Iva iscritte alla gestione separata dell’Inps (18.640).
Marco Pellegrino è un giovane avvocato di Lecce ed è uno dei promotori della protesta, condotta soprattutto via web, contro l’obbligo dell’iscrizione alla Cassa forense introdotto dal governo Monti indipendentemente dal reddito, come era invece prima. E così almeno 6 mila giovani avvocati si sono cancellati dall’albo professionale non avendo i circa quattromila euro da versare. Ma alcune stime dicono che le cancellazioni potrebbero arrivare addirittura a 10 mila. «Bisogna scegliere – sostiene Pellegrino – tra vivere e pagare il contributo».
Nel microcosmo degli avvocati si è allargata la forbice tra i più ricchi e i più poveri. Si sono impennate le diseguaglianze. Ben il 50 per cento del reddito complessivo prodotto dall’avvocatura (i professionisti complessivamente realizzano il 15 per cento del Pil nazionale) va all’8,6 per cento della categoria mentre il restante 91 e passa per cento deve dividersi l’altra metà del fatturato. E più si entra nelle dichiarazioni dei redditi degli avvocati più si capisce quel che è successo. Un tempo lo status sociale dell’avvocato coincideva pure con uno status economico privilegiato. Non più. Tra il 2007 e il 2013 il reddito medio degli avvocati è crollato del 18 per cento.
Ben il 45 per cento della categoria ha un reddito inferiore a 10.300 euro l’anno. Nel 2013 2.532 avvocati hanno chiuso in perdita e oltre 22 mila non hanno nemmeno inviato alla Cassa forense il pagamento dei contributi legato al fatturato. Il presidente dell’Oua (l’Organismo unitario dell’avvocatura), Mirella Casiello, ha lanciato l’idea di “un patto tra generazioni e inter-reddituale” per connettere gli studi affermati con i professionisti più giovani, per favorire gli studi multi-professionali.
Perché, finora, gli studi associati servono soprattutto ad altro: «Per dividersi le spese, per riuscire a pagare le bollette, non per offrire una varietà di servizi professionali e una più alta qualità degli stessi», spiega Patrizio Di Nicola, sociologo dell’Università La Sapienza di Roma. Che segnale una sorta di fuga dalle professioni: «Chi riesce si fa assumere come dipendente, rinuncia all’esercizio della tutela legale ma almeno ha un reddito sicuro». Il riscatto del lavoro dipendente in un mondo che culturalmente rivendicava la propria diversità. Cultura che pesa anche nelle resistenze ai processi di fusione. I piccoli studi professionali sono una nostra caratteristica, come le piccole imprese industriali che però soffrono, prive di massa critica adeguata, la competizione globale. In realtà i nostri professionisti vorrebbero essere trattati come aziende per poter accedere ai fondi strutturali europei. «È l’Europa che dice che possiamo avere accesso ai fondi – spiega Andrea Dili, giovane commercialista – ma nei bandi regionali questa possibilità viene esclusa».
A Bari è nata l’Onlus di mutuo soccorso, l’ultimo contratto per i dipendenti degli studi professionali prevede che i servizi degli organismi bilaterali di assistenza siano estesi anche ai datori di lavoro. Insomma – mutatis mutandis – è come se i metalmeccanici decidessero che, in caso di crisi, l’indennità di cassa integrazione debba spettare pure a Sergio Marchionne.
Reddito medio reale liberi professionisti Categorie a confronto (redditi lordi medi 2013, dati in euro) FONTE ADEPP Dipendente pubblico Dipendente privato Libero professionista area giuridica (notai, avvocati ecc.) under 40 Libero professionista area economico-sociale (commercialisti, cdl,ecc.)under 40 Libero professionista area sanitaria under 40 Libero professionista area tecnica (architetti, ingegneri, ecc.) under 40 Partita iva gestione separata inps (non ordinisti) 35.157 29.455 24.738 23.207 23.060 18.640 18.187 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 € 34.655,39 34.834,85 35.566,64 34.744,27 35.066,64 33.741,20 32.636,31 31.213,05 30.384,62.

 

Articolo di Roberto Mania su Repubblica del 17 giugno 2015

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