Separazioni, assegno rivisto con data variabile

Il Sole 24 Ore – 

Decorrenza variabile per l’assegno di separazione stabilito a carico di un coniuge e a favore dell’altro. A essere altalenante, nelle pronunce dei giudici, è il momento da cui far partire l’eventuale revisione dell’importo del mensile, che può essere decisa per sopravvenute e sensibili variazioni delle condizioni economiche di marito e moglie sia durante lo stesso giudizio separativo ­ se i cambiamenti intercorrono tra il momento in cui è stata chiesta la separazione e quello in cui viene pronunciata ­ sia in sede di successivo giudizio di revisione. La decorrenza L’assegno di mantenimento può essere stabilito dal giudice che decide sulla separazione a favore del coniuge a cui non sia addebitabile la crisi e che sia privo di adeguati redditi propri. In base ai principi generali, l’assegnoè dovuto dal momento della presentazione della domanda, perché un diritto non può «restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio» (Cassazione, sentenza 2960/2017). Questa soluzione è la stessa applicata per le somme destinate ai figli, che devono essere corrisposte non dalla data della sentenza ma da quella del deposito del ricorso introduttivo. E il principio vale anche nel caso in cui il genitore chieda l’adeguamento dell’importo dell’assegno durante il giudizio di primo grado o in appello (Cassazione, ordinanze 3348/2015 e 25420/2015). Ma i giudici hanno anche precisato che, per far decorrere l’assegno dalla data della domanda, occorre verificarre se allora già c’erano le condizioni per stabilirlo. Per farlo, bisogna condurre un’indagine di fatto (Cassazione, ordinanza 21346/2017). La revisione L’assegno mensile fissato al momento della separazione può essere poi adeguato se cambiano le condizioni economiche dei coniugi. Ma in queste ipotesi, da quando ha effetto il “nuovo” assegno deciso dal giudice? Dal verificarsi dell’evento che ha modificato la situazione, dalla domanda o dalla sentenza di revisione? La giurisprudenza prende in considerazione, intanto, l’ipotesi in cui le condizioni dei coniugi cambino nel corso del giudizio. In questo caso è possibile fissare importi e decorrenze differenziate in relazione alle modifiche avvenute fino alla data della decisione. Il provvedimento che modula importi e decorrenze deve però essere adeguatamente motivato (Cassazione, ordinanza 25802/2017). Inoltre, la decorrenza diversa dalla domanda deve essere basata su elementi sopravvenuti nel corso del giudizio. Altrimenti, nel caso, ad esempio, di un nuovo maggiore importo stabilito in appello e motivato da presupposti che già sussistevano al momento dell’avvio della separazione, l’assegno rivisto decorrerà dalla domanda introduttiva del giudizio (Cassazione, ordinanza 11786/2016). La riduzione Quando invece il giudice decide di rivedere al ribasso l’assegno mensile occorre distinguere. In via generale, la riduzione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato decorre non dal momento della domanda ma da quello della pronuncia giudiziale che ne modifica la misura. Questo perché, secondo i giudici, non è rimborsabile quanto percepito dal titolare di alimenti o di mantenimento: il beneficiario non è quindi tenuto a restituire quanto ricevuto (Cassazione, ordinanza 25166/2017). L’importo ridotto decorre invece dalla data della richiesta di revisione se l’evento modificativo della situazione economica dei coniugi è precedente all’avvio del ricorso: ad esempio se il licenziamento del coniuge tenuto a pagare l’assegno è avvenuto prima del deposito dell’atto introduttivo (Cassazione, ordinanza 10787/2017). Per i giudici (Cassazione, ordinanza 16173/2015), non è però possibile far decorrere la riduzione dell’importo dal fatto che ha mutato le condizioni delle parti, anche se è precedente alla proposizione della domanda. Infatti, il diritto di un coniuge a percepire l’assegno e l’obbligo dell’altro di versarlo­ nella misurae nei modi stabiliti dalla sentenza di separazione o dal verbale di omologazione ­ conservano efficacia fino alla modifica giudiziale del provvedimento, a prescindere da quando si verificano i presupposti per il ricalcolo.
Le indicazioni della giurisprudenza Le decisioni sulla decorrenza dell’assegno di mantenimento e della sua revisione DALLA DOMANDA L’assegno di mantenimento a favore del coniuge, fissato in sede di separazione personale, decorre dalla data della domanda, in applicazione del principio per il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio. Con questa motivazione la Corte di cassazione ha cassato la sentenza della Corte d’appello che, confermando la decisione del Tribunale, aveva fatto decorrere l’assegno di mantenimento per la moglie stabilito a carico del marito (a cui è stata addebitata la separazione) dalla data della sentenza di primo grado. Cassazione, sentenza 2960 del 3 febbraio 2017 L’AUMENTO Per l’assegno di mantenimento al coniuge separato è possibile derogare al principio generale che stabilisce la decorrenza dalla domanda. In particolare, l’assegno può essere liquidato tenendo conto dell’evoluzione della situazione economica dei coniugi nel corso del giudizio, fissando misure e decorrenze differenziate, in relazione alle modificazioni intervenute fino alla data della decisione. La decisione di stabilire che l’aumento dell’assegno decorra da una data successiva a quella della domanda va però motivata e deve essere trovare la sua giustificazione in elementi sopravvenuti nel corso del giudizio. Cassazione, sentenza 17199 dell’11 luglio 2013 e ordinanza 11786 dell’8 giugno 2016 PER I FIGLI In caso di separazione o divorzio dei genitori, la richiesta di un assegno di mantenimento per i figli, se accolta, ha effetto ­ salvo diversa decisione del giudice dalla data di deposito del ricorso introduttivo. Questo vale anche se il genitore durante il giudizio di primo grado o in appello ­ chiede l’adeguamento dell’importo dell’assegno; la proposizione di questa istanza non è infatti una domanda nuova perché verte in tema di conservazione del contenuto reale del credito fatto valere con la domanda originaria. Il genitore obbligato a pagare deve quindi integrare le somme già versate in precedenza. Cassazione, ordinanze 3348 del 19 febbraio 2015 e 25420 del 17 dicembre 2015 NON DAL FATTO NUOVO Non è possibile far decorrere la riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento, stabilito in caso di separazione a carico di un coniuge e a favore dell’altro, dal fatto che ha mutato le condizioni delle parti (nel caso esaminato dai giudici, il licenziamento del coniuge tenuto a pagare l’assegno) anche se è precedente alla proposizione della domanda. Infatti, l’assetto dell’assegno stabilito con la separazione resta efficace fino alla modifica formale del provvedimento, a prescindere da quando si verificano i presupposti per il ricalcolo. E la decisione di revisione non si può far decorrere dal momento dell’evento innovativo, prima della domanda di modifica. Cassazione, ordinanza 16173 del 30 luglio 2015 LE CONDIZIONI È applicabile anche all’assegno di mantenimento il principio per cui gli effetti di ogni provvedimento giurisdizionale retroagiscono al momento della domanda, sempre che allora esistessero le condizioni per emanarlo. Per verificarlo, occorre un’indagine di fatto: se manca, la richiesta va respinta. Nel caso esaminato, i giudici hanno cassato con rinvio alla Corte d’appello il decreto con cui era stato revocato l’assegno di mantenimento per la figlia da pagare all’ex moglie stabilendo una decorrenza ma senza condurre un’indagine di fatto sulla data in cui la figlia aveva raggiunto l’indipendenza economica. Cassazione, ordinanza 21346 del 14 settembre 2017 LA RIDUZIONE Il principio generale per cui l’assegno di mantenimento posto a carico di un coniuge e a favore dell’altro coniuge e dei figli in caso di separazione decorre dalla data della proposizione della domanda trova un’eccezione nell’ipotesi in cui il giudice decida di ridurre l’importo. La riduzione dell’assegno di mantenimento viene infatti fatta decorrere dalla giurisprudenza dalla data della pronuncia giudiziale che ne modifica la misura, non essendo rimborsabile quanto percepito dal titolare di alimenti o di mantenimento. Il beneficiario non è quindi tenuto a rimborsare all’obbligato le somme più alte percepite fino a quel momento. Cassazione, ordinanze 14027 del 6 giugno 2017 e 25166 del 24 ottobre 2017 IMPORTI DIVERSI Il principio per cui, nella separazione personale, l’assegno di mantenimento per il coniuge decorre dalla domanda attiene solo all’an debeatur, mentre non influisce sulla determinazione del quantum. L’assegno può quindi essere liquidato tenendo conto dell’evoluzione della situazione economica dei coniugi nel corso del giudizioe possono essere fissate misuree decorrenze differenziate in relazione alle modificazioni intervenute fino alla data della decisione. Ma la decisione deve essere sorretta da adeguata motivazione. Nel caso esaminato dalla Cassazione, la motivazione mancava; la sentenza impugnata è quindi stata cassata con rinvio al giudice d’appello. Cassazione, ordinanza 25802 del 30 ottobre 2017 FATTI PRECEDENTI La riduzione dell’assegno scatta dalla domanda di revisione se l’evento modificativo è precedente all’introduzione del ricorso. Nel caso esaminato dai giudici ­ che si sono pronunciati sulla riduzione dell’assegno divorzile dovuto da un ex coniuge all’altro a seguito della pronuncia dello scioglimento del matrimonio ­ l’efficacia della revisione viene fatta decorrere dalla domanda di modificazione poiché l’evento che la giustifica (vale a dire la perdita del lavoro da parte dell’ex coniuge obbligato al pagamento) si era già verificato al momento del ricorso introduttivo del giudizio.