Specializzazioni forensi verso il ricorso

Italia Oggi –

Il ministero della giustizia farà ricorso al Consiglio di stato sulle specializzazioni. Le contestazioni del Tar Lazio riguardo le modalità con le quali sono state individuate le materie nel regolamento di via Arenula, infatti, sono di difficile comprensione e affrontano un ambito all’interno del quale il Tar non ha titolo per entrare. Lo ha confermato il ministro della giustizia, Andrea Orlando, intervenuto sabato scorso alla Festa dell’Unità, a Genova, nel corso dell’assemblea nazionale dei responsabili giustizia del Pd, dove si è rivolto anche all’avvocatura affrontando tutti i temi caldi: dalle elezioni forensi, ai prossimi interventi a sostegno della professione come la regolamentazione del lavoro parasubordinato e l’introduzione dell’equo compenso, alle sfide che attendono gli avvocati, a partire dalla gestione attraverso la negoziazione assistita del contenzioso alimentato dalle crisi bancarie. Sulle specializzazioni, in particolare, il ministro ha criticato le associazioni di categoria che hanno presentato i ricorsi, giudicandoli «incomprensibili. L’idea era quella di aprire un percorso, con la possibilità di rivedere periodicamente le materie, che nel corso degli anni si evolvono nella loro importanza dal punto di vista professionale. Il ricorso è un danno per l’avvocatura perché le specializzazioni non partiranno. E se resteranno bloccate avanzerà il discorso secondo il quale l’avvocatura è intesa in termini di costi e di tariffe e non di qualità. Chi ha presentato ricorso dovrà spiegare agli avvocati come mai le norme che li riguardano rientrino nel ddl concorrenza». «La mia opinione», ha continuato Orlando, «è di resistere al ricorso, anche perché le contestazioni del Tar sono di difficile comprensione. Riguardano i presupposti di discrezionalità che hanno guidato il ministero nell’individuazione delle diverse specializzazioni, un ambito nel quale il Tar, a mio avviso, non ha titolo per entrare». Riguardo le elezioni forensi e il ddl che prevede un tetto all’espressione delle preferenze in discussione alla commissione giustizia del senato, secondo Orlando «nei consigli degli ordini non ci dovrebbero essere maggioranze e minoranze. Il voto dovrebbe essere ancora più limitato rispetto al tetto di un terzo affi nché all’interno del consiglio si formino maggioranze o minoranze sulle singole questioni. Il Coa non è infatti un organo di governo e il ruolo di presidente è un riconoscimento di prestigio. Mi preoccupa che non si riesca a concepire la stabilità di un ordine se non in termini di maggioranze precostituite dal voto che devono resistere nel corso dell’attività della consigliatura». Infine, Orlando ha lanciato una sfi da all’avvocatura che riguarda gli strumenti che sarà in grado di offrire per far fronte al contenzioso che sta derivando dalle crisi bancarie. «La negoziazione assistita è uno strumento in grado di far fronte al tema del risarcimento danni che non è risolvibile in tribunale: basti pensare ai 100 mila azionisti di Banca popolare. Si tratta di una occasione, per gli ordini, di dimostrare che questo strumento può far fronte anche a temi di grande portata. Noi abbiamo fatto il nostro a livello normativo, ora tocca all’avvocatura».