Sveltendo i processi cresce il pil

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Altro che bonus e flat tax: per far arrivare qualche soldo in più nelle tasche degli italiani basterebbe ridurre i tempi dei processi civili. Una contrazione di 5 giorni della durata del processo di primo grado nelle materie civile e commerciale, porterebbe un «guadagno» di 135 euro pro capite. A livello consolidato, un aumento del pil pro-capite annuo dello 0,5%. La stima è dell’Ambrosetti club, che l’ha presentata a Cernobbio domenica scorsa. Morelli a pag. 28 Altro che bonus e fl at tax: per far arrivare qualche soldo in più nelle tasche degli italiani basterebbe ridurre i tempi dei processi civili. Una contrazione di 5 giorni della durata del processo di primo grado nelle materie civile e commerciale, porterebbe un «guadagno» di 135 euro pro capite. A livello consolidato, un aumento del pil pro capite annuo dello 0,5%. La stima è dell’Ambrosetti club ed è contenuta nel rapporto «Gli interventi di miglioramento del sistema giudiziario e la lotta alla corruzione per favorire un ambiente pro-business e l’attrattività dell’Italia», presentato a Cernobbio domenica scorsa. Edito dal 2015 e focalizzato sulle «zavorre» italiane alla crescita (ineffi cienza della giustizia civile e corruzione), è stato aggiornato in occasione del Forum 2018. Analizzando i dati del rapporto Cepej della Commissione europea, il gruppo di lavoro ha evidenziato la correlazione positiva tra l’effi cienza del sistema giustizia e il livello di pil pro capite registrato nel Paese, assumendo come proxy i tempi medi di risoluzione di una causa civile e commerciale di primo grado. «Se i tempi di risoluzione dei contenziosi italiani si allineassero a quelli medi di Francia (340 giorni) e Germania (185 giorni), l’impatto positivo sul Pil pro capite potrebbe attestarsi attorno ai 6.800 euro, raggiungendo un valore di 34 mila euro all’anno», spiega il rapporto. Ma la performance italiana nonostante i miglioramenti degli ultimi anni conseguenti alle politiche di razionalizzazione ed effi cientamento dell’organizzazione del sistema giudiziario e dell’ampliamento al ricorso delle misure alternative di risoluzione delle controversie – è ancora sotto la media europea. A livello generale, 82 tribunali su 140 (ossia il 60%) hanno una causa su cinque che riguarda i procedimenti ultra triennali, cioè oltre i «tempi ragionevoli» come stabiliti dalla legge Pinto n. 89/2001. Il tema critico focalizzato nel rapporto non è quello della spesa pro capite in Giustizia (che con lo 0,29% del pil risulta leggermente superiore alla media europea, pari a 0, 25%), quanto quello legislativo ed organizzativo/manageriale. Nonostante infatti il continuo miglioramento della produttività (il tasso di smaltimento è del 120%), l’Italia – assevera il rapporto – rimane il Paese in cui è maggiore il tempo richiesto per defi nire in contenzioso di primo grado una causa civile e commerciale: in media 530 giorni, oltre 2,2 volte la media Ue pari a 237. Segnali positivi però provengono proprio dalle materie commerciale e fallimentare: il contenzioso delle imprese ha ridotto i tempi (tra il 2015 e il 2016) di sette mesi; quello fallimentare di 395 giorni. Per la ricerca, che dà conto di tutte le iniziative messe in campo dagli attori istituzionali che negli ultimi anni hanno avuti effetti positivi, occorre insistere sulla misurazione delle performance dei tribunali, anche in relazione alla valutazione di professionalità dei magistrati; sulla introduzione di criteri manageriali nella gestione degli uffi ci giudiziari; nella individuazione e applicazione di buone pratiche organizzative; e anche sul contenimento del numero degli avvocati. Per il club Ambrosetti i Paesi dove la corruzione è più alta sono anche quelli dove risulta più diffi cile recuperare crediti commerciali, avviare un’impresa, pagare le tasse, o ottenere permessi di costruzione. Sul fronte legislativo, la proposta anti corruzione – al netto della pervasiva necessità di avere norme più chiare e leggi più snelle – riguarda il fronte penale e cioè quello appena affrontato dal Consiglio dei ministri. Per il Rapporto la via più effi cace sarebbe quella di unifi care le ipotesi di corruzione e concussione in un unico reato, rendendo perseguibile il solo pubblico uffi ciale, dissociando così il mutuo interesse a tacere davanti alla giustizia. «Questa proposta», ammette il rapporto, «può sollevare dubbi etici ma nei fatti sembra l’unica che oggi consenta, nella pratica giudiziaria, di ottenere risultati molto più importanti di quelli ottenuti fi nora». Molto più che i pentiti previsti dal ddl Bonafede, insomma.
Alcuni numeri Il tasso di smaltimento delle cause è del 120% L’Italia rimane il Paese in cui è maggiore il tempo richiesto per defi nire in contenzioso di primo grado una causa civile e commerciale: in media 530 giorni, oltre 2,2 volte la media Ue pari a 237. Segnali positivi provengono proprio dalle materie commerciale e fallimentare: il contenzioso delle imprese ha ridotto i tempi (tra il 2015 e il 2016) di sette mesi; quello fallimentare di 395 giorni.