14.07.15 Milano Finanza – Il ministro Orlando: così riparte la giustizia

La riforma inizia a dare frutti concreti, l’83% dei procedimenti civili si è chiuso entro un anno. I tempi ora sono certi Cabrini a pagina 9 Il problema dell’inefficienza della giustizia italiano è sempre stato indicato dagli investitori internazionali e dalla comunità finanziaria come uno degli ostacoli che si frappongono agli investimenti diretti nel Paese. Per questo il ministro Andrea Orlando è in tour nella capitali economiche e finanziarie per spiegare come la riforma della giustizia civile possa migliorare i rapporti tra le aziende, gli investitori e il sistema Paese. Ieri era Londra.

Domanda. Ministro, quali sono gli elementi portanti delle sue presentazioni e che tipo di riscontri sta raccogliendo? Risposta. Grande interesse e anche talvolta sorpresa non solo per i primi risultati che arrivano, ma anche perché noi italiani spesso siamo vittime di luoghi comuni e stereotipi che descrivono una situazione addirittura peggiore di quella già difficile che caratterizza la giustizia. Il messaggio che lancio nel corso degli incontri è chiaro: per gli investitori esteri siamo in grado di garantire tempi certi, perché mentre ci confrontiamo con una riforma – quella della giustizia civile – complessa, che comincia a dare dei risultati ma che dovrà vedere uno sviluppo nei prossimi anni, abbiamo però già uno strumento che possiamo mettere sul tavolo: il tribunale delle imprese, il foro naturale per i gruppi di altri Paesi che investono in Italia e che nel 2014 – questo è un dato che possiamo dare come fatto, non come ambizione – ha definito l’83% dei procedimenti in meno di un anno.

D. Quali altri dati è in grado di produrre? R. Poi possiamo parlare dei primi dati: abbiamo una diminuzione del contenzioso civile, in termini molto consistenti; un calo che ci ha visto scendere dai 6 milioni ai 4 milioni e mezzo di cause trattate. Quest’anno, poi, è partito il processo civile telematico: siamo uno dei pochi Paesi del mondo che ha informatizzato tutto il primo grado di giudizio civile. Il disegno che stiamo impostando comincia a piacere.

D. Ma è sufficiente a riguadagnare fiducia dopo che l’Italia è diventata famosa per cambiare le regole in corsa? R. Qui non si parla solo di promesse ma di fatti già concreti. Per quanto riguarda il diritto sostanziale, che caratterizza più direttamente l’attività di impresa e l’attività finanziaria, ad esempio, siamo forti di un intervento che riguarda la dimensione dell’esercizio della delega fiscale, un intervento che tende a stabilizzare proprio il quadro di riferimento delle regole relative al prelievo fiscale e le modalità di accertamento. Un dato che segna una condizione nuova per il nostro Paese.

D. Eppure gli ultimi casi, come l’Ilva e quello più recente di Fincantieri, che stanno mettendo a rischio impianti strategici, dimostrano che la macchina non è perfettamente o l i a t a . Lo stesso presidente di Confindustria parla di «manona anti-impresa». R. Stiamo parlando di due cose diverse. Squinzi citava le norme sugli eco-reati e quelle sul falso in bilancio. La riforma che stiamo sviluppando favorisce le imprese che rispettano le regole e tra l’altro si tratta di norme che allineano la nostra legislazione a quella europea. Bisogna evitare – come talvolta accaduto per eccesso di zelo – che le regole per le aziende italiane siano peggiori di quelle che gravano sul resto d’Europa e mi pare che questa sia la linea che stiamo adottando. Per quanto riguarda i due casi che lei richiamava, sono anzitutto due vicende molto diverse. L’una – e mi riferisco a Taranto – riguarda un problema ambientale di inquinamento che avrebbe generato un impatto molto simile anche all’estero. L’altra, invece, riguardava una fase molto marginale della produzione. In ogni caso credo che il governo abbia dimostrata una capacità di intervento, più complicata e articolata nel caso di Ilva, relativamente più semplice nel caso di Fincantieri. Ma il segno è stato chiaro: l’intervento della magistratura che deve assolutamente perseguire il perseguimento di reati, deve va però proporzionato e nell’ambito dei poteri discrezionali occorre evitare di generare un impatto drammatico sull’attività di impresa.

D. Un altro tema chiave è quello dei tempi delle procedure fallimentari, una misura sensibile per i bilanci bancari, su il governo è intervenuto nei giorni scorsi. R. C’è una riforma complessiva del settore che stiamo portando avanti, con una commissione di studio che sostanzialmente mira ad allineare le nostre procedure sulla crisi di impresa a quelle europee, tra l’altro con un riferimento, quello del regolamento approvato su questo tema proprio durante il semestre di presidenza italiano. E poi c’è una novità molto importante, passata forse un po’ in secondo piano, ma che vorrei sottolineare: l’avvio del portale unico per le procedure fallimentari. Si tratta di un elemento che può accelerare molto le procedure, dare trasparenza e soprattutto può dare ai creditori più possibilità di soddisfazione. In questo senso, può essere un primo passo verso un vero e proprio mercato parallelo della dinamica fallimentare che può consentire proprio di evitare quella distruzione di ricchezza che spesso ha caratterizzato le vicende fallimentari.