19.01.17 Libero – E il ministro vuole togliere il reato di clandestinità

L’unico rammarico di Andrea Orlando, ministro della Giustizia, è la mancata approvazione, finora, della riforma del processo penale. «È stato un errore non approvarla quando c’è stata la finestra necessaria», ammette il ministro della Giustizia davanti ai senatori. Per il resto il Guardasigilli, che in Parlamento illustra la «relazione sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2016» (sulla quale Palazzo Madama approva la risoluzione della maggioranza con 139 sì, 54 no e 43 astenuti), si promuove: «I dati mostrano i progressi del sistema giudiziario italiano, con numeri che si stanno sensibilmente avvicinando alla media europea». Il riferimento di Orlando è al numero dei procedimenti pendenti – l’arretrato – sul fronte civile e penale. Nel primo caso, «alla data del 30 giugno 2016 il totale nazionale dei fascicoli pendenti» era pari a «3.820.935 procedimenti; ossia 194.177 cause in meno rispetto al 2015». Sul versante penale, alla stessa data risultavano pendenti «3.229.284 procedimenti, con una riduzione del 6,9% rispetto al giugno 2015». Numeri che, sul contenzioso civile, provocano la reazione di Luigi Pansini, segretario generale dell’Associazione nazionale forense: «Sono da registrare con favore i leggeri miglioramenti, ma è necessaria un’operazione verità sui dati e sui fenomeni reali». Nel mirino di Pansini finisce il punto di partenza di Orlando, i 5,2 milioni di procedimenti arretrati dichiarati p e r il 2013. «Una rappresentazione ingannevole: il migliore censimento del terzo semestre 2016 evidenzia che, nel 2013, i procedimenti pendenti erano 4,6 milioni». Poi ci sono le ombre sulla durata dei processi, sulla quale il Guardasigilli non entra nei dettagli. Un fronte sul quale, come emerge dalla «relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2015» diffusa da Giovanni Canzio, primo presidente della corte di Cassazione, i numeri restano negativi. Un processo civile, in media, tra tribunali, corti di appello e Cassazione dura complessivamente 2.635 giorni. Un intero procedimento penale, invece, si attesta in media sui 1.932 giorni. Dati, in crescita rispetto al periodo precedente, che saranno aggiornati la prossima settimana all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Appuntamento che per la prima volta sarà disertato dai magistrati dell’ Anm, il sindacato delle toghe, in segno di protesta per il mancato intervento del governo su pensioni e trasferimenti. «Credo che ci sia una sproporzione tra le reazioni e l’oggetto del contendere», replica Orlando. Il Guardasigilli deve vedersela anche con i sindacati della Polizia penitenziaria, che contestano il quadro idilliaco dipinto dal ministro sul sovraffollamento delle carceri (meno «10mila unità in tre anni»). «Altro che emergenza superata», attacca il Sappe, che ricorda come i baschi azzurri siano «sotto organico di più di 7mila unità» mentre i detenuti – 54.653 al 31 dicembre 2016 – sono comunque superiori alla capienza regolamentare di 50.228 unità. Nel giorno cui, causa terremoto, in Parlamento salta l’audizione del collega Marco Minniti, ministro dell’Interno, sul piano immigrazione, Orlando rilancia la sua proposta di abolire il reato di immigrazione clandestina. Per il ministro la «nuova normativa» allo studio può essere «l’occasione» per agire. Come nota il leghista Paolo Grimoldi, tuttavia, bisognerà superare la resistenza di Minniti, che finora ha solo aperto all’ipotesi di modificare la normativa, non di cancellarla. «La linea del governo è quella di Orlando o Minniti?».

Tommaso Montesano