20.01.20 Corriere L’Economia «Il forfettario? Scoraggia la concorrenza»

Il termine «concorrenza» ed espressioni come «mercato nell’ambito dei servizi legali» rappresentano un tabù che gli avvocati non riescono a sfatare. Ne sono convinti all’Associazione nazionale forense e lo sottolinea il segretario generale Luigi Pansini che ricorda: «Un po’ le liberalizzazioni di Bersani nel 2006, un po’ la crisi che ha colpito il comparto professioni, un po’ la crisi della giurisdizione, un po’ la rivincita con la battaglia dell’equo compenso. Sono questi i principali fattori che spingono a rifuggire qualsiasi approccio e discussione sul delicato tema tra concorrenza e professione legale». Ma è davvero così? «In questo preciso momento storico, forse non è passato inosservato il silenzio del garante della concorrenza sull’introduzione delle norme che sanciscono, per tutte le professioni, il diritto all’equo compenso – osserva Pansini – La realtà delle cose è, tuttavia, ben diversa. Certo, molti storcono ancora il naso dinanzi all’idea di un “servizio legale”, altri maledicono il “decreto Bersani” quale causa di tutti i mali dell’avvocatura, altri ancora pensano che la legge ordinamentale forense del 2012 abbia neutralizzato la spinta liberalizzatrice delle professioni contenuta nella “riforma Monti” del 2011-2012, ma la realtà è che il rapporto fra domanda e offerta di “servizi legali” è tema più che mai di attualità che riflette esigenze indifferibili per gli avvocati e, in genere, per tutti i professionisti».

I fatti però dicono che, mentre le istituzioni di categoria scoraggiano nuove forme di aggregazioni, cresce esponenzialmente la M&A degli studi professionali. «Aggregazioni, collaborazioni professionali, figura dell’avvocato dipendente di altro avvocato e specializzazioni rappresentano un punto di partenza e di svolta – continua Pansini – in quanto sono fattori, da un lato, di crescita per gli avvocati e, dall’altro, di soddisfazione per le persone, i cittadini e le imprese che a noi si rivolgono. Però proprio sul fronte delle aggregazioni e delle collaborazioni ci troviamo dinanzi ad una politica e ad un legislatore che, non solo sul piano fiscale, le ignorano e addirittura le disincentivano. Per il secondo anno consecutivo, infatti, con il regime forfettario, solo gli studi mononucleari possono godere di una fiscalità agevolata, dunque rivelandosi una forma dissuasiva implicita alla formazione di studi più articolati».