28.01.17 Gazzetta del Mezzogiorno – La Giustizia del futuro anche al di fuori dei tribunali?

Gentile Direttore,

credo sia doveroso spiegare ai cittadini qual è, oggi, e quale sarà, domani, l’idea di giustizia e di giurisdizione nel nostro paese.

Tutti coloro che in questi giorni leggono del funzionamento della giustizia civile e penale in Italia si imbattono in numeri, statistiche, slides, elencazioni di provvedimenti e riforme: una sintesi di quella che vorrebbe essere la risposta della politica, del parlamento, della magistratura e dell’avvocatura alla domanda di giustizia dei cittadini, alle raccomandazioni dell’Europa, alle esigenze degli investitori stranieri.

I dati di questi giorni sono niente rispetto alla trasformazione in atto, una trasformazione che è necessario comprendere ed analizzare per il suo impatto nella società e nei rapporti ad essa sottostanti.

La riforma del processo civile contenuta nel disegno di legge in discussione (per la seconda lettura) in parlamento spinge per la specializzazione del magistrato togato su materie individuate sulla scorta delle nuove dinamiche che muovono la società italiana e la collocano in realtà sovranazionali (in primis, tra tutti, i rapporti economici e quelli tra le imprese) e la più volte annunciata revisione geografica delle corti di appello sembra rispondere alle medesime esigenze.

Viceversa, la riforma della magistratura onoraria, con la previsione, tra le altre, che il semplice laureato possa assicurare “giustizia” e con l’ampliamento delle competenze in ambito civile e penale e una competenza esclusiva per alcune materie, disegna un diverso circuito per i diritti differenti da quelli la cui trattazione è riservata alla magistratura togata; inoltre, è in corso la discussione sulle “questioni di modesta entità” (cd. small claims), tutte da individuare, e sull’opportunità che non siano portate all’attenzione dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria ma affidate a giudici onorari ad hoc.

Da ultimo, la possibilità per gli istituti di credito di realizzare il proprio credito senza ricorrere alle procedure esecutive è un segno tangibile degli interessi che legislatore e politica intendono privilegiare.

Quanto al processo penale, si avvertono i primi segnali di un’analoga trasformazione.

Probabilmente fuori luogo potrebbero apparire espressioni come “lo Stato ha privatizzato la giustizia abdicando alle sue funzioni” oppure come “lo Stato ha dismesso un servizio essenziale come essenziali sono nel nostro paese l’istruzione o la sanità”, ma un’idea di giustizia e di giurisdizione diversa da quella con cui eravamo abituati a confrontarci è già realtà, tradotta in norme di legge del nostro ordinamento giuridico.

In altre parole, occorre spiegare ai cittadini e a tutti i fruitori di giustizia che in un futuro, forse assai prossimo, le controversie saranno definite non necessariamente da un giudice e in luoghi anche diversi dalle aule dei tribunali.

I dati sul funzionamento della giustizia, l’abbattimento dell’arretrato, il risparmio dello stato sugli indennizzi della legge “Pinto”, questioni che pure necessitano di un’analisi  che non si limiti ad post sui social o in una slide da conferenza stampa, sono lo schermo dietro il quale si sta consumando l’affermazione, senza la necessaria condivisione, di una nuova idea di giustizia che i cittadini e la società non potranno che accettare in silenzio.

L’Avvocatura non deve accettare supinamente la compressione della giurisdizione pubblica come atto di fede in cambio del riconoscimento di una sua rappresentanza istituzionale e politica o di un ruolo solo sussidiario e senza reali benefici, ma pretendere il confronto e assicurare il suo contributo e la sua esperienza con pari dignità e senza tentennamenti.

Non si tratta di attività lobbistica dell’Avvocatura o del tentativo di alcuni di ledere o minacciare l’indipendenza o i diritti degli altri soggetti che operano quotidianamente negli uffici giudiziari ma di offrire al legislatore, alla politica e ai cittadini un’idea di giurisdizione e di giustizia pensata, condivisa, discussa e realizzata insieme, senza primazie o primogeniture, al fine di non accentuare le possibili disuguaglianze che derivano da un sistema che funziona poco e male e dalle quali, ancora una volta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, tutti i gli operatori coinvolti dichiarano di voler ripartire per combatterle e superarle.

La ringrazio e Le porgo i miei migliori saluti.

Avv. Luigi Pansini

gazzetta