31.07.15 Il Quotidiano di Calabria – Avvocato pestato selvaggiamente

Dopo quasi un anno di persecuzione, e nonostante varie querele presentate dalla vittima, l’avvocato Gino Andrea Covello, la proposta di ammonimento orale per stalking a carico di un’intera famiglia è stata respinta dalla Questura e, poco dopo, il calvario è culminato in un’aggressione plateale, prima davanti all’ufficio del giudice di pace e poi al pronto soccorso dell’ospedale. A nulla sono servite, dunque, le denunce fatte dal legale di Covello, l’avvocato Gaetano De Sole, mentre lui, la vittima, è ricoverato, dopo essere stato sottoposto a un intervento maxillo-facciale: ha rischiato di perdere un occhio per i pugni e i calci ad uno zigomo ridotto a pezzi. Una vicenda che ha suscitato l’indignazione della sezione crotonese dell’Anf (associazione nazionale forense). I contrasti con i vicini di casa nulla hanno a che vedere con l’attività professionale svolta da Covello. Beghe condominiali sarebbero, infatti, all’origine della brutale aggressione. Ma per così poco a Crotone si può arrivare a minacce, percosse e ingiurie. Uno stillicidio subito anche dalla compagna del legale, peraltro incinta. «Ti taglio la testa». «Tu e il tuo bambino siete entrati dalla porta ma uscirete dalla finestra». Più il disegno di oscenità sulla porta di casa. Su suggerimento del suo avvocato, Covello ha presentato dettagliati esposti ma a nulla sono valse le proposte di misure contro i vicini. Si è arrivati così all’aggressione, compiuta da un uomo in presenza di alcuni agenti, davanti al giudice di pace, e, successivamente, al blitz di un’intera famiglia al pronto soccorso dove, mentre la vittima era sottoposta a flebo, i suoi parenti sono stati picchiati selvaggiamente nel tentativo di pararsi a guscio per evitare ulteriori colpi al loro congiunto. Uno che si sarebbe sposato ad agosto (la cerimonia era in programma a Panarea), ma ha dovuto rimandare il lieto evento essendo tuttora ricoverato con prognosi di 30 giorni salvo complicazioni. «Sconcerto e incredulità» per un’aggressione avvenuta «davanti a testimoni, nei pressi dell’ufficio del giudice di pace», viene espressa dall’Anf tanto più che l’avvocato aveva già manifestato alle autorità competenti «le proprie preoccupazioni, per avere ricevuto numerose minacce esplicite alla propria incolumità fisica e della sua famiglia» e pochi giorni prima «aveva ricevuto la notifica del rigetto, senza istruttoria, delle proprie richieste di tutela». «Il gravissimo episodio – prosegue l’Anf – conferma ancora una volta il livello di tensione che serpeggia nella comunità di cui facciamo parte, ma soprattutto confermalascarsa eormaiperduta considerazione che si ha dell’avvocato, anche da parte delle istituzioni, che non viene più visto come colui che si pone al servizio della collettività, ma come un soggetto da colpire, sempre e comunque, con tutti i mezzi, leciti ed illeciti». Per questo l’Anf non si limita a manifestare solidarietà al collega colpito e auspica che «vengano al più presto accertate le responsabilità, penali e non, sia di chi ha compiuto tale inqualificabile gesto, sia di chi, avendone il potere ed il dovere, nulla ha fatto per impedire che tutto ciò accadesse».

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