Avvocati, bocciati i titoli di specialità


Il Sole 24 Ore – Patrizia Maciocchi –  L’attuale disciplina sulle specializzazioni forensi potrebbe non rispondere né ai criteri del mercato dei servizi legali, né alla migliore tradizione giuridica. Il Consiglio di Stato, con il parere 1347 del 2 maggio scorso, esprime le sue perplessità sul Regolamento 144 del 2015, che fissa tempi e modi per conseguire il titolo di specialista. Ed esorta il legislatore a guardare al mercato non nell’assetto attuale, ma con un orizzonte ampio, per offrire servizi in linea con il maturare di nuove domande.

Nel mirino di Palazzo Spada finiscono in particolare i criteri di identificazione dei settori delle materie, già riformate dopo l’annullamento parziale del Dm del 2017 , sia il colloquio necessario per ottenere il titolo. Quanto alle materie, divise in 13 settori, solo per il diritto civile, penale e amministrativo è prevista un’articolazione in ambiti.

Una scelta di cui non viene dato conto né nella relazione né nell’analisi tecnico-normativa. Pur confermando la discrezionalità del legislatore, i giudici sottolineano che se a loro non spetta indicare quale si la “ripartizione” più adeguata, rientra nel ruolo raccomandare che venga specificata la ratio delle decisioni. Un’analisi del mercato dei servizi legali sarebbe stata d’aiuto nel comprendere «le modalità di distinzione tra settori e ambiti». Scendendo sul piano pratico il Consiglio di Stato indica, ad esempio, tra i potenziali ambiti che hanno assunto importanza, e meriterebbero dunque specifica considerazione, il diritto dei consumatori e quello della protezione internazionale.

Non condivisa anche la scarsa attenzione ad alcune aree che hanno acquisito una loro autonomia: come il diritto del commercio internazionale e quello degli investimenti. Sul fronte del diritto amministrativo l’attenzione di Palazzo Spada si concentra anche sul diritto dei mercati regolati, in cui rientrano il diritto delle telecomunicazioni, dell’energia e dei trasporti degni di una specifica menzione. Per i giudici nulla o quasi aggiunge affermare che si è specializzati in diritto civile o amministrativo «mentre invece consentirebbe una selezione delle competenze del cliente affermare che si è specializzati in diritto dell’impresa e diritto penale societario».

Ad avviso della Sezione consultiva per gli atti normativi, i rilievi del Consiglio di Stato sul punto, contenuti nella precedente pronuncia di annullamento, sono stati solo in parte accolti: «Il legislatore ha sostituito un elenco dei settori che presentava incoerenze con una struttura anch’essa non priva di criticità».

Tra le lacune nella definizione dei settori, si fa notare quella che riguarda i diritti fondamentali «ormai assurta a disciplina autonoma rispetto al diritto internazionale».

Per quanto riguarda il colloquio il Consiglio di Stato ritiene ancora nebulosi i criteri di valutazione, soprattutto riguardo all’esperienza maturata: il riferimento all’incarico è un indicatore ma certo non l’unico.

Da valutare anche l’opportunità di mettere mano ad una riforma del codice deontologico inserendo l’esercizio abusivo di professione specialistica.

Ma su tutto sembra prioritaria un’analisi dell’impatto del regolamento sul mercato. Perché «le aree di specializzazione definite dal decreto non dovrebbero solo riflettere l’assetto attuale ma, per quanto possibile, anticiparne l’evoluzione facendo in modo che vi sia un’offerta adeguata quando la domanda di servizi legali evolverà con il mutare delle nuove esigenze».