Avvocati contro Davigo «Non venga ad aprire l’anno giudiziario»

Corriere della Sera – 

Inopportuno che mandiate Piercamillo Davigo a rappresentarvi sabato all’anno giudiziario del distretto milanese, azzardano gli avvocati penalisti milanesi al Consiglio Superiore della Magistratura. Offendete l’istituzione e siete censori del pensiero altrui, replica il Csm ai legali. Che ora già meditano una qualche coreografica manifestazione di protesta sabato.

Poiché le «esternazioni» di Davigo (consigliere togato Csm, giudice presidente di sezione in Cassazione ed ex pm di Mani pulite) «negano i fondamenti costituzionali del giusto processo, della presunzione di innocenza e del ruolo dell’avvocato nel processo», e «diventano inaccettabili se pronunciate da un consigliere del Csm», allora la Camera Penale di Milano (cioè l’associazione che riunisce 600 avvocati penalisti del capoluogo) «ritiene doveroso rappresentare l’inopportunità istituzionale» e la propria «contrarietà alla partecipazione» di Davigo alla cerimonia sabato, e «auspica una rivalutazione della sua designazione» a rappresentare il Csm.

 

L’inusuale iniziativa prende le forme di una pure inusuale lettera al Presidente della Repubblica (presidente del Csm) e ai vertici giudiziari, e subito si sente rumore di frizione slittata nella scelta dei penalisti di andare oltre il legittimo terreno delle critiche ad alcune discutibili posizioni di Davigo: come nell’intervista evocata dai legali sul Fatto del 9 gennaio, sul gratuito patrocinio ai non abbienti da rivedere perché «molti imputati risultano nullatenenti, così lo Stato paga i loro avvocati a pie’ di lista per tutti gli atti compiuti, e quelli compiono più atti possibile per aumentare la parcella».

 

E difatti puntuale dal Csm arriva la risposta non da questo o quel consigliere, ma al più alto livello, cioè dal Comitato di Presidenza composto dal vicepresidente laico David Ermini e dai presidente (Giovanni Mammone) e procuratore generale (Giovanni Salvi) della Cassazione: «Stupisce che venga proprio da una associazione di avvocati la richiesta di censurare la libera manifestazione del pensiero – premette la nota di certo passata al vaglio del presidente Mattarella -. La richiesta, poi, di revocare la designazione del consigliere Davigo a rappresentare il Csm è irricevibile, sia per i suoi contenuti, volti a sanzionare la libera manifestazione del pensiero, sia perché irrispettosa delle prerogative di un organo istituzionale». Si aggiunge l’Anm nazionale, che nei legali vede una «provocazione che contraddice i valori che predica di tutelare». E si ricompattano anche settori di magistratura che da tempo mal tollerano le iniziative di Davigo, come il gruppo progressista di Area: «Non ci ritroviamo in diverse sue posizioni, che anzi in più occasioni abbiamo confutato pubblicamente», ma «riteniamo inaccettabile discriminare chiunque in base alle opinioni, e ancor più tentare di privarlo del diritto di parola».

 

Nella giornata, e chissà perché proprio ieri visto che il paradosso della convenienza giudiziaria a uccidere la moglie anziché divorziare è una gag (in realtà sganciata dalla realtà dei processi) che Davigo da anni insiste a fare nei convegni e ripetere in tv, un video postato nel marzo 2019 e girato anni prima spopola in Rete e miete critiche. «Vorrei chiedergli – punge il professor Giovanni Flora – se sappia di uxoricidi puniti con l’attribuzione di pena che indica» (16 mesi): «Mai in passato a mia memoria sono state date pene così lievi e l’articolo 577 prevede l’ergastolo».