«Casse, regole certe sugli investimenti»



Il Sole 24 Ore – Davide Colombo, Marco Lo Conte -In una società che sta invecchiando è fondamentale garantire la sostenibilità finanziaria e sociale del sistema previdenziale e la sua complessiva capacità di funding. Ma per farlo servono regole «certe, chiare e appropriate, a presidio della solidità degli enti e a tutela dei risparmiatori». Mentre per le forme di previdenza complementare bisogna rafforzare le adesioni dei lavoratori, soprattutto di quelli più giovani, anche sviluppando modalità di iscrizione on-line che oggi i fondi negoziali ancora non consentono. È questo il doppio appello lanciato ieri dal presidente della Covip, Mario Padula, nel corso della relazione annuale della Commissione.

Casse senza regolamento

Il primo appello è indirizzato alla venti Casse dei professionisti, per le quali «occorre procedere rapidamente all’adozione del Regolamento sugli investimenti, atteso dal 2011». Un ritardo da colmare non solo per la dimensione del patrimonio gestito ma anche per il balzo in avanti che sta facendo la regulation dei fondi pensione, immersi nell’adeguamento imposto dalla Direttiva IorpII. Il gap che si sta allargando tra questi due soggetti cruciali del nostro sistema previdenziale «sta diventando insostenibile» ha affermato Padula e l’adozione del Regolamento per le Casse «ora non è più procastinabile» visto che questi enti continuano a essere gli unici investitori istituzionali «privi di una disciplina unitaria in materia».

Le performance sui rendimenti

Nel 2018 i rendimenti degli strumenti di previdenza complementare hanno mostrato una flessione – in occasione delle performance negative di tutte le asset class -, che è tuttavia stata compensata dal recupero registrato nel primo trimestre del 2019.

I numeri: i fondi pensione negoziali e gli aperti avevano perso in media, rispettivamente, il 2,5 e il 4,5%; le polizze previdenziali legate a fondi comuni (Pip di ramo III) la flessione è stata del 6,5%. Meglio è andata alle gestioni separate di ramo I, il cui risultato è stato positivo, pari all’1,7%, mentre il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,9%. Il rimbalzo dei mercati nei primi mesi dell’anno in corso ha permesso di compensare questi ribassi nella stragrande maggioranza di linee di investimenti dei fondi pensione. Il previdente Padula ha invitato a osservare con cautela questi risultati: bisogna guardare il lungo termine. I rendimenti calcolati dalla commissione di vigilanza nel periodo 2009-2018 è del 3,7% medio composto per i fondi negoziali, del 4,1% per i fondi aperti, del 4% per i Pip di ramo III e del 2,7% per quelli di ramo I. Risultati superiori alla rivalutazione del Tfr che nel decennio è stato del 2%.

Adesioni, giovani ai margini

A fine 2018 gli iscritti alle diverse forme di previdenza complementare erano quasi 8 milioni (+4,9% rispetto al 2017), con una copertura del 30,2% sul totale delle forze di lavoro, mentre i contributi raccolti sono arrivati a 16,3 miliardi. Sulle adesioni Padula ha insistito molto, visto che i tassi di partecipazione più elevati continuano a registrarsi nelle aree più ricche del Paese, tra gli uomini e nelle classi di età più mature. I giovani, in particolare, restano ai margini della previdenza complementare: la partecipazione degli under 35 (20,4% rispetto alle forze di lavoro) è di circa un terzo inferiore a quella della fascia centrale di età (31% per la fascia 35-54 anni), con una contribuzione di due terzi inferiore. Il secondo pilastro – ha insistito Padula – dev’essere più «inclusivo». Serve «uno scatto innovativo: bisogna raggiungere le persone perché non perdano l’opportunità di partecipare ai fondi pensione. Per i fondi negoziali è perciò centrale il tema della prossimità al lavoratore, da realizzare anche attraverso una rete di servizi a livello territoriale. E perché tale rete di servizi sia uno strumento realmente efficace occorre sviluppare modalità di adesione on-line». Di più. In un mercato del lavoro dove discontinuità delle carriere è fenomeno diffuso «sarebbe opportuno – ha aggiunto Padula – valorizzare schemi di incentivazione fiscale dei contributi che prevedano di riportare ad anni di imposta successivi i benefici che non si sono utilizzati in una fase di incapienza fiscale, estendendo l’ambito di applicazione di disposizioni già in essere».

L’Adepp si autoregola

Nel suo intervento di saluto il sottosegretario Claudio Durigon ha accolto l’appello Covip. «Il regolamento del 2011 non è stato adottato – ha affermato – per colpa degli ultimi governi. Oggi lo schema a suo tempo predisposto non risponde alle esigenze di controllo e vigilanza e pertanto andrebbe rivisto». Occorre – ha aggiunto Durigon – «rivedere il sistema dei controlli nei confronti delle Casse. Perché il mondo è radicalmente cambiato, sia con riferimento alle tipologie degli investimenti sia con riferimento ai mercati del lavoro e alle platee demografico professionali». Sulla questione è da registrare anche un commento del presidente dell’Adepp, Alberto Oliveti: «È l’Adepp per prima ad avere interesse per un quadro normativo chiaro e certo, un così lungo periodo di incertezza e di norme talvolta contradditorie non è stato sicuramente un fatto positivo. Proprio per ovviare alla mancanza di un quadro certo – ha aggiunto – ci siamo dotati di un codice di autoregolamentazione che ha già recepito al 90% le indicazioni previste nel regolamento per la previdenza complementare della Covip, previste dal decreto 166 del 2014. Certo, essendo un codice di auto-regolamentazione non sono previste sanzioni, ma non sono i controlli a preoccuparci, piuttosto la loro efficacia».