Così l’Intelligenza artificiale cambia le professioni


Corriere della Sera – Diana Cavalcoli –  C’è chi la teme e chi la ritiene uno strumento fondamentale per il lavoro di domani. L’Intelligenza artificiale sta modificando le attività umane e non fa eccezione la libera professione. Parliamo di 1,6 milioni tra ingegneri, intermediari finanziari, avvocati e medici, che si stanno incontrando (e scontrando) con i nuovi tool digitali. 
Un tema di cui si è discusso al Forum 2019 organizzato da Valore, società di consulenza che da anni opera nel settore del welfare. A portare la testimonianza del popolo degli avvocati Marco Giorgi, Office managing partner Andersen Tax Legal, che ha parlato di rischi e opportunità. 

«Le criticità – ha detto – sono legate all’automazione, penso al caso del software Coin adottato da JPMorgan nel 2016. Uno strumento che ha sostituito 360 mila ore di lavoro retribuibile legato ai contratti dei mutui commerciali». Ma ci sono anche tool che semplificano il lavoro dell’avvocato senza rimpiazzarlo. «Basta pensare alla Giustizia predittiva che aiuta a trovare i documenti rilevanti per risolvere, ad esempio, una controversia», conclude Giorgi.
A «preoccupare» gli intermediari finanziari sono invece i Big data. Secondo Mario La Torre, ordinario di Economia all’Università di Roma: «Nasceranno nuove figure accanto agli Npl manager cresciuti in questi anni. Serviranno data scientist per la compliance ed esperti di cyber security». Oltre ai tecnici della sostenibilità: impact manager e analisti Esg (acronimo di ambiente, società e governance).

In campo medico le innovazioni sono diverse. Da una parte si moltiplicano realtà come Babylon, la startup britannica che grazie a un chatbot – un software che simula una conversazione – analizza le risposte dei paziente formulando diagnosi assegnando una percentuale di probabilità. Alberto Oliveti, presidente Enpam, ha però ribadito l’importanza del legame con tra professionisti e cittadini. «La tecnologia – dice – può sostenere l’attività del medico, che va formato in questo senso sin dall’università, ma la sfida è mantenere il controllo del rapporto tra medici e pazienti». In breve, una «Human Centered Ai». Intelligenza artificiale, sì, ma centrata sull’uomo.