EQUO COMPENSO AVVOCATI,PANSINI (ANF): CONCORRENZA E GIOVANI GENERAZIONI DANNO VISIONE D’INSIEME DELL’AVVOCATURA, GIUSTE LE PAROLE DI CANTONE. NON FARE CONFUSIONE SU EQUO COMPENSO: SOLO PREPARAZIONE E SPECIALIZZAZIONE MIGLIORANO LA FIGURA DELL’AVVOCATO E ASSICURANO GIUSTO RICONOSCIMENTO ECONOMICO. DALLA POLITICA PURTROPPO SOLO TAVOLI TECNICI

“Concorrenza e giovani generazioni sono i due concetti espressi dal dott. Cantone che hanno delineato una visione d’insieme di un’avvocatura non corporativista ed evidenziato la delicatezza del tema dell’equo compenso. Ma attenzione a non  fare confusione: occorre spiegare agli avvocati, alla politica e alla società che il compenso non è il mezzo che consente all’avvocato di crescere e affermare la sua professionalità e la qualità della sua prestazione. È vero invece il contrario. Solo la preparazione, la specializzazione, l’organizzazione del lavoro, le collaborazioni e l’uso intelligente della tecnologia assicurano una crescita professionale e, di conseguenza, il riconoscimento di un giusto ritorno economico. Purtroppo, dalla politica solo tavoli tecnici ma nessun provvedimento serio e concreto”.

Così il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini, a margine della manifestazione per il diritto all’equo compenso, tenutasi oggi a Roma e organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Roma e dall’Organismo congressuale forense, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Presidente ANAC Raffaele Cantone, del Sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone e di Pietro Gancitano, consulente del Guardasigilli per le professioni.

“Bisogna ricordare – continua Pansini –  che la normativa attuale dell’equo compenso interessa solo una minima parte dell’avvocatura perchè non tutti i colleghi possono annoverare tra il loro clienti grandi società, banche o assicurazioni, e ciò altera la concorrenza e discrimina le colleghe e i colleghi più giovani”.

“Chiedere la reintroduzione dei minimi significa disegnare un’avvocatura piagnona e dalla memoria corta, il cui motto è ‘è sempre colpa degli altri’: quando infatti erano in vigore i minimi tariffari, questi erano praticamente violati soprattutto da coloro che potevano vantare nel portafoglio cliente banche e assicurazioni e non ricordiamo il levarsi di voci contrarie, soprattutto a tutela dei colleghi che operavano nel rispetto delle disposizioni vigenti e delle generazioni più giovani” – conclude Pansini.