GIORNATA EUROPEA GIUSTIZIA CIVILE; PANSINI (ANF): PER ITALIA NON SERVONO ANNUNCI DI RIFORME EPOCALI MA CONOSCENZA E INTERVENTI SULLE REALI CRITICITÀ DEL SISTEMA. SONO PIÙ DI 570MILA LE CAUSE PER CUI LO STATO DOVRA’ INDENNIZZARE I CITTADINI PER IRRAGIONEVOLE DURATA DEI PROCESSI

“Senza una reale ed approfondita conoscenza dei meccanismi che regolano il funzionamento della giustizia civile la ripresa economica del Paese molto difficilmente raggiungerà livelli ottimali. Occorre assicurare alle persone, ai cittadini e alle imprese un servizio-giustizia efficiente e aderente ai principi costituzionali di legalità, libertà ed eguaglianza. Purtroppo, a causa di ripetuti interventi legislativi fatti in nome di una rappresentazione distorta della situazione della giustizia civile in Italia, anche per effetto degli aumenti del contributo unificato, troppi cittadini negli ultimi anni non hanno esercitato i loro diritti, rinunciando a una causa civile per il timore di sostenere costi troppo elevati senza ricevere giustizia in tempi adeguati, e pochi sono ancora coloro che hanno utilizzato gli strumenti della mediazione e dell’arbitrato. Le celebrazioni odierne per la Giornata europea della Giustizia civile, per quanto riguarda il nostro Paese, che peraltro coincide con l’ultimo giorno di astensione dell’avvocatura contro il nuovo istituto della prescrizione del processo penale, a testimonianza dell’importanza della giurisdizione nel nostro paese, siano l’occasione per puntare il faro sulle reali problematiche, ovvero le 540.781 cause (al 31.3.2019) per le quali lo Stato potrà essere chiamato a indennizzare i cittadini per l’irragionevole durata dei processi e che costituiscono una priorità da affrontare con iniziative straordinarie”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini.

“Non sono l’esigenza di giustizia e il diritto a far valere le proprie ragioni il problema, ma piuttosto – continua Pansini –  il voler continuare ad ignorare che oggi i tribunali riescono mediamente a rispettare il termine triennale di durata dei processi previsti dalla legge Pinto e che le difficoltà maggiori sono rappresentate dall’incapacità delle Corti di appello e della Corte di Cassazione di rispettare quelli previsti per il secondo grado e quello di legittimità.  Stupisce che il legislatore insista con l’introduzione di regole processuali nell’errata convinzione di un conseguente alleggerimento dell’arretrato a rischio Pinto e di una riduzione dei tempi di definizione delle liti in Corte d’Appello e Cassazione; occorre intervenire laddove esiste realmente un problema e la macchina della giustizia per funzionare deve disporre di nuove forme di organizzazione del lavoro, di più fondi e di più risorse, umane e telematiche”.

“A livello europeo bisognerà spiegare alla Commissione Cepej che per lite pendente si deve intendere una lite tra due o più parti definita da un provvedimento del giudice, mentre se invece nella nozione di lite pendente si comprendono anche le mere autorizzazioni o i provvedimenti che non definiscono una lite, il numero dei procedimenti pendenti in Italia risulta falsato e restituisce una immagine distorta e bugiarda del reale stato della giustizia civile in Italia, che inganna le persone e i cittadini e ingenera un sentimento di sfiducia verso l’intero sistema” – conclude Pansini.