Giustizia, c’è l’accordo Pd-5S Tregua sulle intercettazioni



La Stampa – FRANCESCO GRIGNETTI –  In gran silenzio, la maggioranza giallo-rossa ha trovato l’accordo sulla giustizia. Anche gli scogli più ardui sembrano alle spalle: sulle intercettazioni, sul sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura (accantonata ogni ipotesi di sorteggio), sul blocco della prescrizione, sulla riforma del processo penale e civile, la sintesi politica c’è. «Il confronto politico con le forze che compongono la maggioranza di governo – afferma il ministro Alfonso Bonafede – sta dando i suoi frutti». I partiti hanno rinviato molti aspetti tecnici che causeranno scintille. E c’è in agguato uno scontro molto forte sulla separazione delle carriere dove i grillini faranno muro, ma non gli altri. Anche il Pd sembra possibilista per una rivoluzione copernicana che scuoterebbe alle fondamenta il sistema. Unico punto fermo, da Pd a Forza Italia, al M5S, sarà l’obbligatorietà dell’azione penale. La navigazione del governo, però, è avviata. L’ultima novità riguarda le intercettazioni. C’era una legge di Andrea Orlando in sospeso. Ebbene, la maggioranza ripartirà da qui. Sono annunciati solo pochi accorgimenti per tenere conto delle osservazioni critiche dell’avvocatura e della magistratura (erano troppo compressi i tempi e i modi per gli avvocati di verificare la grande mole delle intercettazioni effettuate). La rete di sale-ascolto all’interno degli uffici giudiziari e la tracciabilità di ogni passaggio, vanno bene ai M5S come alle sinistre. E se fino a due anni fa i grillini avevano detto peste e corna di questa legge, gridando al «bavaglio», ora i toni sono ben diversi. «Sarà necessario – dichiara Bonafede – garantire la piena funzionalità di uno strumento investigativo di primaria importanza evitando, al contempo, che i dati sensibili acquisiti divengano oggetto di diffusione impropria e incontrollata». Che le cose siano in movimento, lo conferma anche Michele Bordo, vicecapogruppo Pd alla Camera: «La riforma non ostacolava le indagini, né metteva il bavaglio all’informazione. Questa fu la lettura data da alcuni solo per ragioni politiche, ma per niente suffragata dai fatti. E tuttavia, noi non siamo legati alle nostre proposte come se fossero delle bandierine da piantare». Le posizioni, ma anche le parole, si sono visibilmente ravvicinate. Merito di un compromesso di fondo: al M5S è stato garantito che il 1 gennaio 2020 scatterà il blocco della prescrizione (una legge identitaria per Bonafede e il suo movimento), il Pd e gli altri ottengono un’attenzione nuova per la privacy e per gli effetti indesiderati dalla divulgazione delle intercettazioni. Così come per la velocizzazione dei processi. Con grande scandalo di Forza Italia e dei penalisti, una riforma non è più subordinata all’altra. Ma è intenzione comune di trovare una soluzione ai tempi lunghi. Sempre Bordo: «Abbiamo fiducia che la riforma complessiva proposta dal ministro produca i suoi effetti positivi sulla durata dei processi. Ma non possiamo non interrogarci sulle conseguenze che ci sarebbero se ciò non accadesse, fosse anche per un solo processo». Nel compromesso generale, le pene per i grandi evasori passano da 6 a 8 anni. E’ nel decreto fiscale approvato dal Consiglio dei ministri «salvo intese». E il ministro annuncia: «In caso di mancata introduzione di queste norme, il governo sta valutando un decreto».