GIUSTIZIA; PANSINI (ANF) SU RELAZIONE MINISTRO: BENE LEGGERI MIGLIORAMENTI, MA SERVE ‘OPERAZIONE VERITA’’ SU DATI E FENOMENI REALI DELLA GIUSTIZIA CIVILE. MENO RITOCCHI AL CODICE DI RITO E PIU’ SFORZI ORGANIZZATIVI NEI TRIBUNALI PER RISULTATI DURATURI. LA LEGGE PROFESSIONALE FORENSE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

“Sono da registrare con favore  i leggeri miglioramenti, ma è necessaria un’operazione verità sui dati e sui fenomeni reali che interessano la giustizia civile in Italia: in tre anni di rilevazione statistica dello ‘stato dell’arte’ vi è stata unicamente una sempre migliore classificazione dei procedimenti pendenti e i 5,2 milioni del 2013 erano, rapporti ministeriali alla mano, una rappresentazione ingannevole del numero delle pendenze considerato che il migliore censimento del terzo semestre del 2016 evidenzia che, al netto dell’attività del giudice tutelare, nel 2013 i procedimenti pendenti erano solo 4,6 milioni e oggi circa 3,8 milioni”.

Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Luigi Pansini in merito alla relazione sulla Giustizia che il Ministro Orlando ha illustrato oggi alla Camera e al Senato.

“Servono meno ritocchi al codice di procedura civile e più sforzi nell’organizzazione, anche manageriale, degli uffici e del lavoro, e – continua Pansini –  il numero dei procedimenti deve essere realmente valutato sugli effetti di riforme legislative che richiedono tempo per rilevarne o meno la bontà. Occorre completare, semplificandolo, il processo telematico, eliminando tutti i passaggi intermedi che ne rallentano l’indubbia capacità di funzionamento. La durata dei processi in Italia  è pari a quella media europea e il collo di bottiglia è dato unicamente dalle cause “a rischio Pinto”, pari, al 30 settembre 2016, a circa 660.000, la cui definizione non dipende dalla regole processuali e da una riforma della legge Pinto fortemente limitativa del diritto all’accesso alla giustizia e già rimessa al vaglio della Corte Costituzionale”.

“La magistratura onoraria – aggiunge Pansini – non deve supplire alle carenze e alle necessità dell’ufficio del processo così come i sistemi di risoluzione alternativi non possono essere costantemente presentati, anche sui siti e sulle pagine istituzionali, come strumenti per ‘ridurre il carico di lavoro giudiziario’: le ADR funzioneranno soltanto se il processo dinanzi al giudice funziona, altrimenti è una misura destinata a scoraggiare l’accesso alla giustizia rendendo quest’ultima meno efficiente e autorevole e, in definitiva, meno giusta. È necessaria una riflessione complessiva dell’idea di giustizia, del ruolo dello Stato nell’assicurarla, della prevalenza delle imprese o del cittadino quale fruitore finale, dell’economia o della coesione sociale quale criterio per realizzare nuovi modelli giurisdizionali o migliorare quelli già esistenti”.

“Occorre rendere atto al Ministro Orlando – afferma Pansini –  che sta guidando il ministero della Giustizia nel segno dell’ascolto e del confronto e apprezzabili sono le sue parole sul ruolo dell’Avvocatura, ma troppo spesso il dicastero non assolve ai suoi obblighi di organo vigilante sulla professione. La professione di avvocato non deve fare i conti solo con la congiuntura economica che investe in genere le attività professionali, ma subisce anche gli effetti nefasti di una legge professionale che fa acqua da tutte le parti: dall’accesso alla professione, ingiustificatamente iniqua per le giovani generazioni, alla possibilità di acquisire il titolo di cassazionista, al vaglio imminente della Corte Costituzionale, ovvero di avvocato specialista, con un pronuncia di annullamento al vaglio del Consiglio di Stato, passando per la governance dell’Avvocatura, con previsioni fortemente antidemocratiche, e per la realtà degli avvocati mono committenti, da tutti conosciuta ma volutamente priva di regolamentazione e tutele”.

“In ogni caso l’Avvocatura deve dotarsi di modelli organizzativi di lavoro che consentano di rispondere alle esigenze sempre mutevoli e crescenti della società e del cittadino, come l’agognata misura della società di capitali contenuta nel Ddl Concorrenza che da due anni il Parlamento si rimpalla” – conclude Pansini.