Giustizia, tregua armata tra Davigo e gli avvocati

Il Mattino – All’inaugurazione dell’anno giudiziario si presentarono in toga e manette per protestare contro la riforma della prescrizione. Ieri pomeriggio, gli avvocati napoletani erano invece a mani libere, ma con le armi egualmente affilate per partecipare al dibattito organizzato dal Consiglio dell’Ordine nella Biblioteca De Marsico di Castelcapuano, dove l’ospite illustre era quel Piercamillo Davigo che la categoria forense (e in particolare quella rappresentata dai penalisti) ha da tempo preso di mira soprattutto dopo una sua intervista rilasciata al Fatto Quotidiano.
Tuttavia, al netto di un paio di rumorose contestazioni dalla platea rivolte all’ex pm milanese del pool Mani Pulite (oggi membro del Consiglio superiore della magistratura) alla fine l’incontro si è svolto in un clima di sana dialettica dei contrasti.
FACCIA A FACCIA
«Ho accettato di buon grado questo invito – ha detto al Mattino Davigo prima dell’inizio del dibattito moderato dal direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano – e non credo ci voglia coraggio ad essere ad un confronto con gli avvocati anche perché immagino che sarà un confronto civile. Il buon senso induce a confrontarsi. Io vorrei che invece di farmi dire cose che non ho mai detto gli avvocati rispondessero alle cose che io dico: e cioè che l’Italia e la Grecia erano gli unici Paesi ad avere ancora quel tipo di prescrizione; questo vorrà pur dire qualcosa: che tutte le altre nazioni europee violano forse i diritti umani? ma non scherziamo…».
Alla affollatissima tavola rotonda erano presenti anche gli avvocati Antonio Tafuri, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli, Alfredo Sorge, il presidente della Camera Penale Ermanno Carnevale, il penalista Vincenzo Maiello, ordinario di Diritto penale all’Università Federico II, e il magistrato Marcello Amura, presidente della giunta napoletana dell’Associazione nazionale magistrati.
IL DIBATTITO
«Sulla prescrizione – esordisce Davigo – mi sono state attribuite cose che non ho mai detto. Un punto deve essere chiaro: la prescrizione non decorre da quando il pubblico ministero riceve la notitia criminis, ma dal momento in cui viene commesso il reato. Noi siamo inseriti in un contesto sovranazionale, e – soli insieme alla Grecia – avevamo quella forma di prescrizione. E a determinare certe storture, da noi, è stata l’irragionevole durata dei processi». Davigo viene interrotto da un coro di buuuu solo quando fa un passaggio sulle carceri e sugli stranieri detenuti in Italia: «Ci sarà pure un motivo – dice – se gli extracomunitari preferiscono scontare la pena nei nostri istituti penitenziari e non a casa loro». Altre voci di dissenso si levano quando l’ex pm cita il caso di un avvocato milanese indagato per aver sottratto alcuni incartamenti dai fascicoli di atti giudiziari. Ma la contestazione dura poco.
GLI INTERVENTI
Dopo aver ricordato la delibera fortemente critica sulla riforma della prescrizione adottata dall’avvocatura partenopea, il presidente dell’Ordine degli avvocati Antonio Tafuri ricorda i princìpi costituzionali che garantiscono la parità delle parti nel processo e la necessità indissolubile del diritto al contraddittorio nelle aule di giustizia.
Per il presidente distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati, Marcello Amura, «questo incontro è utile e tempestivo». Il magistrato esprime poi riserve sulla riforma voluta dal ministro Bonafede «nel metodo e nel merito della riforma, anche perché il magistrato viene lasciato da solo, ed è mortificante l’obbligo ex lege della calendarizzazione. Questa riforma – conclude – finirà per determinare un irrigidimento e la burcratizzazione della figura del magistrato». Per l’avvocato Sorge la riforma è un «attacco al diritto di difesa di tutti i cittadini, ed è incostituzionale. La causa della prescrizione non deriva dall’eccessiva durata dei processi quanto dalla lunghezza delle indagini»; Sorge ricorda poi i dati di una ricerca in base ai quali le cause che vengono rinviate su richiesta del difensore ammontano a solo il 3,8 per cento del totale. Il gip Marcello De Chiara non ha dubbi: «La riforma produrrà effetti diametralmente opposti rispetto a quelli auspicati»; il presidente della Camera Penale di napoli, Ermanno Carnevale rimanda al mittente le accuse che siano gli stessi avvocati a rallentare i tempi dei processi». Ma è l’avvocato Vincenzo Maiello a strappare applausi a scena aperta dalla platea, quando – rivolgendosi a Davigo – gli chiede: «Ma lei è davvero convinto che si possano risolvere i problemi sociali con il carcere? E davvero pensa che una persona assolta sia un colpevole che l’abbia fatta franca? Il vizio capitale di questa riforma – conclude – è di non essere stata preceduta da una organica riforma del sistema penale».