I nuovi trend degli studi legali: e-sports, tecnologie e brevetti

Il Sole 24 Ore – 

C’è da disegnare i contratti che legano i professionisti degli e-sports ai team e agli sponsor. Da inviduare il confine tra creatività e intelligenza artificiale nei brevetti. E da far convivere blockchain e privacy . È il prossimo futuro degli avvocati d’affari, esperti in tecnologie.

A definire il quadro, complesso e diversificato, che terrà impegnati per quest’anno i dipartimenti tecnologici e di proprietà intellettuale dei grandi studi italiani (al netto del coronavirus per il quale si veda l’articolo in basso) sono, per la seconda volta, le «Legal prediction 2020» messe a punto dal team italiano di 28 professionisti specializzati in Ip e tecnologia di Dla Piper.

Quella delle previsioni sui temi più caldi dell’anno sta diventando per questo studio una sorta di tradizione: «Dopo il successo della prima edizione, che ha visto confermate 2 su 3 delle nostre previsioni – spiega Gualtiero Dragotti, Location Head del dipartimento Ipt di Dla Piper – abbiamo deciso di individuare i trend più importanti per il 2020, basandoci sulle richieste di consulenze arrivate negli ultimi mesi». Sono 18 i campi individuati dallo studio: si parte dall’intelligenza artificiale e dalla blockchain, ma ad occupare sempre piu il tempo (e la scrivania) dei legali saranno anche le concrete applicazioni degli sviluppi tecnologici che ogni giorno spostano la frontiera della regolamentazione (si veda anche la scheda a fianco in dieci punti).

Gli e-sports

Ormai una realtà economica mondiale (la finale di League of legends 2019 a Parigi si è giocata in uno stadio con 20mila spettatori presenti e 44 milioni in streaming), gli e-sports in Italia sono ancora alla ricerca di una cornice normativa chiara. C’è chi li include nel perimetro delle scommesse con conseguente richiesta di concessione – spiega lo studio – e chi li fa rientrare nelle manifestazioni a premi, scelte entrambe che però tagliano fuori gli stranieri e relegano l’Italia a un ruolo marginale. In questo caso la previsione è che si aprano anche altri scenari e soluzioni: questo potrebbe essere l’anno in cui si arriva ad una disciplina specifica. «Se si vuole evitare che l’Italia resti fuori dal mercato internazionale, che attira sempre più capitali, compresi quelli della moda» commenta Dragotti. Tutto da regolamentare anche l’inquadramento contrattuale dei giocatori nei team, sia dal punto di vista lavorativo che per la proprietà intellettuale o per i rapporti con gli sponsor, i quali sono abituati al dialogo con le squadre e non con i singoli giocatori.

La blockchain

Senza mezzi termini la previsione dello studio è che nel 2020 si assisterà allo scoppio di una vera e propria “guerra dei brevetti” per le blockchain, con la sola Cina in cui al momento pendono oltre 10mila domande di registrazione di marchi e brevetti legati a blockchain. Agli avvocati la diffusione di tecnologie di registri digitali condivisi porrà nuove sfide: «Come conciliare il diritto all’oblio garantito dal Gdpr con l’immutabilità di una blockchain?», si interroga il dossier.

L’intelligenza artificiale e l’Ip

Dopo l’America anche l’ufficio brevetti europeo ha negato la possibilità di garantire protezione a una invenzione interamente frutto di intelligenza artificiale, ma è indubbio il ruolo sempre maggiore dei robot nei processi creativi. Tutta da chiarire, quindi, è la questione delle paternità di invenzioni a cui ha contribuito anche l’Ai. «Sul piano legale assisteremo a due spinte contrapposte – prevede Dragotti -. Da un lato, si dovrà alzare l’asticella dell’apporto creativo dell’uomo visto che una parte del lavoro inventivo lo farà già la macchina. Dall’altro, però, grazie alle stesse macchine sarà più facile copiare e replicare le invenzioni dei concorrenti».

Le altre questioni aperte

Devono ancora trovare una solida cornice legale molti temi: dai dati non personali (che le aziende vorrebbero portabili e commerciabili senza ulteriori consensi) alle Ico (initial coin offering) e alle piattaforme di prestiti tra privati, fino ai bitcoin e alle criptovalute in area fintech. «La regolamentazione sta portando a una sorta di blacklisting delle criptomonete che scoraggia gli investimenti» avverte lo studio. Il difficile equilibrio tra svilupppo tecnologico e regolamentazione è un nodo trasversale a tutti i settori in cui si stanno affacciando icambiamenti. «Proprio perché si tratta di fenomeni e bisogni nuovi – si legge ancora nel documento – l’intervento del legislatore deve essere preferibilmente soft o addirittura puntare sull’autoregolamentazione». L’obiettivo – questa la conlcusione – è evitare che «un eccesso di regole o un intervento prematuro ostacolino o blocchino il progresso».