Incostituzionalità e rischio collasso: ecco perché la riforma non funziona

Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale spiega perché la riforma della prescrizione, voluta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, non sia la ricetta per superare le disfunzioni del sistema Giustizia ma, al contrario, appesantisca ancora di più una macchina mal funzionante. Non solo: i profili di incostituzionalità, già paventati, sono più d’uno. La riforma, spiega Mirabelli, violerebbe il principio della Carta che prevede la giusta durata del processo, in quanto gli imputati rischiano di rimanere tali a vita. E non rispetterebbe il dettato dell’articolo 27, secondo il quale le pene devono tendere alla rieducazione e non alla punizione. Un rinvio sine die dell’esecuzione della pena, al contrario, potrebbe vedere in prigione una persona mutata rispetto a quella che ha commesso il delitto anche venti anni prima, circostanza che conferirebbe alla condanna un mero intento punitivo. Con l’abolizione della prescrizione, inoltre, lo Stato prenderebbe atto della propria incapacità di celebrare i processi in tempi brevi, gravando i cittadini di un problema che non riesce a risolvere riformando se stesso. Una misura migliore, per sgravare, gli uffici giudiziari, oltre a una migliore organizzazione, potrebbe essere quella di prevedere un’amnistia mirata per i reati minori. Ecco, una per una le risposte di Mirabelli ai quesiti-chiave.

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Legittimità La legge viola la Costituzione?

La norma che ha abolito la prescrizione potrebbe violare più di un articolo della Costituzione. In primo luogo il principio della ragionevole durata del processo, perché, se dopo il primo grado non decorrono più i termini, è chiaro che un processo può avere una durata indefinita. Inoltre lo stop della prescrizione rischia di allontanare nel tempo l’esecuzione della pena. E dunque potrebbe arrivare in un tempo molto lontano rispetto al delitto; questo contrasta con il principio costituzionale secondo il quale il carcere debba rieducare e non punire. In vent’anni una persona può cambiare e non essere più quella che ha commesso il crimine.

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Ingolfamento Gli uffici reggerebbero?

L’ingolfamento degli uffici giudiziari è un rischio concreto. Il primo presidente della Cassazione l’ha detto chiaramente in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario: la prescrizione ha anche una finalità deflattiva. Se dovessero giungere in Cassazione tutti i processi, che finora si sono estinti con la prescrizione, l’ufficio non sarebbe in grado di reggere quest’onda d’urto. Il problema, ovviamente, riguarda anche le Corti d’Appello. Sono numeri enormi, le previsioni sono di almeno 25mila fascicoli, se non di più. L’ingolfamento sarebbe assicurato. Anche questo aspetto non dovrebbe essere sottovalutato.

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Amnistia Potrebbe essere necessaria?

L’amnistia mirata, per i reati minori, potrebbe essere uno strumento straordinario per superare il problema della prescrizione, perché consentirebbe di smaltire l’arretrato che grava sulle delle Corti d’appello. Ma ce ne sono anche altri: una migliore organizzazione dei processi e una più efficiente funzionalità degli uffici. È difficile immaginare che possa essere posta a carico dell’imputato l’inefficienza della giustizia. L’eliminazione della prescrizione comporta di fatto che chi è imputato resti giudicabile in maniera indefinita. Teoricamente anche per tutta la vita.

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I tempi È possibile un rallentamento?

Eliminare del tutto la prescrizione rallenterà ancora di più i tempi della Giustizia, per l’enorme mole di processi che si continueranno ad accumulare senza un limite. Inoltre, non essendoci più scadenze e il rischio dell’estinzione, non ci sarà neppure la necessità di giungere a una rapida conclusione. La stessa esistenza della prescrizione detta in qualche modo i tempi. Abolendo questo istituto si saneranno i ritardi. Lo sforzo dovrebbe invece essere diretto a consentire la celebrazione sollecita dei processi. Questa norma è la presa d’atto di un’inefficienza da parte dello Stato, che ammette di non essere in grado.