Intesa tra M5S e Pd sulle intercettazioni, non sulla prescrizione

Alla fine arriva la schiarita almeno sul fronte delle intercettazioni. Il vertice di ieri tra le forze di maggioranza, con la presenza del capo del Governo Giuseppe Conte, porta a un’intesa su uno dei temi ancora aperti in materia di giustizia. Quello meno sensibile, visto che sulla prescrizione le distanze tra Pd e M5S restano, anche se la fumata alla fine del summit, fa rilevare il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis (Pd), è grigia: «la nuova prescrizione entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio, ma già il 7 ci rivedremo, condividendo la necessità di individuare misure per dare certezza alla durata dei processi penali».

Intanto però si delinea il percorso per un intervento assai delicato e dal percorso tormentato. Le modifiche alla disciplina sulle intercettazioni, che l’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando, oggi vicesegretario Pd, aveva voluto per innalzare la tutela della privacy nella ricerca di un punto di equilibrio con le esigenze investigative, saranno oggetto di un pacchetto di modifiche che sarà inserito nel decreto legge «milleproroghe» domani all’esame del Consiglio dei ministri. Come già avvenuto con il decreto legge fiscale e la riforma dei reati tributari però, la loro effettiva entrata in vigore è rinviata alla conclusione dell’iter di conversione. Morale: saranno operative dal 2 marzo 2020.

Nel merito, l’accordo prevede una toppa a una delle falle, segnalate dai capi delle principali procure, della riforma Orlando, l’asssenza di una disciplina della fase transitoria. Mancanza tanto più grave se si tiene conto delle difficoltà di applicazione di due discipline diverse alla medesima operazione. Senza proroga o senza modifiche, infatti, dal 1° gennaio, nell’ambito della stessa attività d’indagine, si sarebbe corso il rischio di dovere applicare regole diverse per aspetti non banali. L’accordo prevede così che la nuova disciplina si dovrà applicare soltanto alle intercettazioni autorizzate a fare data dall’entrata in vigore delle modifiche. Sino ad allora si continuerà ad applicare l’attuale disciplina.

Nel dettaglio poi, uno dei cardini del decreto legislativo approvato alla fine del 2017 prevede il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni considerate irrilevanti, per effetto di una valutazione della polizia giudiziaria, per le indagini e di quelle che contengono dati personali sensibili; nel verbale dovranno essere indicate solo la data, l’ora e il dispositivo su cui la registrazione è stata effettuata. In questo modo, però, sottolineò già allora l’Anm ed è stato ribadito ora dai procuratori, senza che venga indicato un minimo di contenuto dell’intercettazione ritenuta irrilevante diventa impossibile un vero controllo da parte del pubblico ministero.

Uno scivolone che si sarebbe potuto evitare se si fosse voluto restringere l’area dell’irrilevanza. Forti anche le perplessità dell’avvocatura, con le Camere penali a sottolineare il fatto che solo un imputato con grande disponibilità di mezzi economici si sarebbe potuto permettere una difesa all’altezza di una verifica di tutto il materiale depositato alla caccia dell’intercettazione in grado di scagionare il cliente.

Ora, nel pacchetto di modifiche concordate, trova spazio il recupero di un maggiore spazio di manovra per il controllo del pubblico ministero nella selezione del materiale da ritenere irrilevante e da fare poi confluire nell’archivio riservato: toccherà al pm ricevere dalla polizia giudiziaria i brogliacci sui quali effettuare poi la scrematura tra ciò che ritiene rilevante per la prosecuzione delle indagini e ciò che finirà nell’archivio che ogni Procura nel frattempo ha provveduto a istituire. Assicurato anche un pieno accesso della difesa a tutto il materiale depositato.