La Consulta apre al suicidio assistito: la scelta deve essere libera e senza abusi



Il Sole 24 Ore – Giovanni Negri –  La Corte costituzionale limita la punibilità del suicidio assistito, ma chiede una legge che reputa «indispensabile ». I giudici indicano poi le condizioni per la non punibilità: si dovrà trattare di un paziente tenuto in vita «da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli». La Corte fissa poi una serie di condizioni per evitare abusi. -a pagina

La Corte costituzionale limita la punibilità del suicidio assistito. E, dopo una tormentata camera di consiglio, con un comunicato diffuso in serata, torna a chiedere con forza una legge che viene ritenuta «indispensabile». Nello stesso tempo, dopo un anno trascorso nell’attesa di un intervento del Parlamento, la Consulta mette nero su bianco le condizioni cui subordinare la non punibilità. Una determinazione che è resa necessaria, come peraltro già scritto nell’ordinanza n. 207 del 2018, per evitare abusi nei confronti di persone particolarmente vulnerabili.

E proprio sulle caratteristiche della persona che intende porre fine alla propria vita si sofferma una parte del comunicato della Corte. Perchè si dovrà trattare di un paziente tenuto in vita «da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

E poi, la decisione, le cui motivazioni saranno depositate solo tra qualche tempo, condiziona la non punibilità al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato sulle cure palliative e sulla sedazione profonda, la legge n. 219 del 2017, con particolare riferimento agli articoli 1 e 2. Verifica delle condizioni richieste e delle modalità di esecuzione che andranno effettuate da una struttura pubblica, del Servizio sanitario, dopo avere sentito il parere del comitato etico.

«Da oggi in Italia siamo tutti più liberi, anche quelli che non sono d’accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. Ora è necessaria una legge», questo il commento di Marco Cappato, che prima agevolò il suicidio di Dj Fabo e poi, autodenunciandosi, ha determinato il caso sul quale ieri si è pronunciata la Corte costituzionale.

La Cei, invece, si augura che la legge futura possa assicurare a tutti gli operatori libertà di scelta e obiezione di coscienza.