La convenzione tra Casse e Cdp agevola il credito ai professionisti

L’accesso al credito sarà più facile per i liberi professionisti. È prevista per domani la firma della convenzione tra Adepp (l’associazione delle Casse di previdenza dei liberi professionisti) e Cassa depositi e prestiti per semplificare il ricorso degli autonomi al Fondo di garanzia del Mediocredito centrale.

L’annuncio è arrivato dal presidente Adepp, Alberto Oliveti, durante la presentazione del IX Rapporto sulla previdenza privata ieri a Roma.

«Firmeremo un accordo quadro – ha spiegato – dopo il quale ogni Cassa, a fronte di una erogazione complessiva di 5 milioni di euro, potrà dare garanzie fino all’80% se gestite dalle banche e al 90% se gestite dai Confidi». La garanzia dell’ente di previdenza – Cassa forense, ad esempio, ha già aderito – accrescerà il “rating” del professionista. L’obiettivo è che le banche concedano il finanziamento a tassi più vantaggiosi e in tempi ridotti. Un contributo prezioso, ad esempio, per superare quelle che il presidente di Cnapdc (commercialisti), Walter Anedda, ha definito «vere barriere all’ingresso della professione». Per Anedda la spesa media che un giovane deve affrontare per avviare lo studio «si aggira tra i 40 e i 50mila euro».

Il sostegno delle Casse nell’accesso al credito rientra tra le misure di welfare attivo pensate per gli oltre 1,6 milioni di iscritti, tra i quali aumentano le fasce più anziane. Uno su due tra gli iscritti è nella fascia di età tra i 40 e i 60 anni. Mentre solo il 6,8 entra nel sistema previdenziale privato (e nel mercato del lavoro) al di sotto dei 30 anni.

Dal 2005 al 2018 gli over 60 sono praticamente raddoppiati (salendo dal 10 al 19% del totale). Così come registra un boom anche il fenomeno dei pensionati attivi, ovvero i professionisti già titolari di una pensione che continuano a rimanere in attività (e a versare i contributi), raddoppiati negli ultimi 15 anni. «Da un lato un riflesso del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – ha commentato Oliveti – dall’altro crediamo che molti rimangano in attività perché non si sono le condizioni economiche per andarsene».

Sul fronte opposto, diminuisce l’attrattività del lavoro autonomo tra i giovani : 67.655 i nuovi iscritti (-7% dal 2005). Tanto che la presidente di Enpab (biologi), Tiziana Spallone, ha invocato il ricorso a campagne di comunicazione «per far conoscere le professioni all’interno delle Università».

Anche se tutti i fondamentali delle Casse sono in equilibrio, criticità si registrano ad esempio ancora sul fronte degli incassi: il reddito medio degli iscritti è in ripresa nel 2018 (si veda il Sole 24 Ore di ieri) a 35.571 euro (il 3% in più del 2017) ma in termini di potere reale d’acquisto i professionisti hanno perso il 14% dal 2005 a oggi.

Per sostenere i redditi (in particolare dei più giovani) gli enti nel tempo hanno varato una serie di misure di welfare attivo che – segnala Adepp – sono arrivate a “pesare” nel complesso 509 milioni di euro a fine 2018. Ma la stessa cifra (500 milioni) è stata versata dalle Casse allo Stato sotto forma di imposte. Oliveti ha chiesto quindi «una fiscalità di scopo per investire sull’ aumento di produttività dei professionisti». Una proposta «ragionevole» per il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che ha lanciato l’idea di un «bonus detassazione per gli investimenti delle Casse in welfare o in economia sostenibile».