L’ufficio che sbaglia pubblica la sentenza

Il Sole 24 Ore, di Guglielmo Saporito –

Tar Toscana. I giudici ordinano la diffusione a pagamento della pronuncia che boccia l’atto
La pubblica amministrazione può essere condannata a far pubblicare una sentenza che annulli un provvedimento illegittimo. Lo sottolinea il Tar Toscana con la sentenza 16 dicembre 2016 n. 1790. Il caso riguarda il Comune di Carrara, che aveva travisato l’esito di una visita ispettiva della Asl ad una residenza per disabili: l’ente locale, sulla base di tale presunto esito, aveva imposto alla struttura prescrizioni obbligatorie e aveva poi pubblicato sul proprio sito istituzionale il provvedimento che le conteneva. Poco dopo, il Tar ha an­ nullato l’atto del Comune che imponeva prescrizioni, sottolineando che l’Asl aveva elencato meri suggerimenti migliorativi e non obblighi di intervenire. Annullato l’atto, il giudice ha disposto un risarcimento non monetario, ma in forma specifica: un’adeguata pubblicità della sentenza con due obblighi a carico del Comune. Il primo riguardava l’inserimento di un estratto della pronuncia nel sito web comunale. Il secondo imponeva al Comunea far pubblicare la notizia della sentenza sullo stesso quotidiano nazionale che aveva a suo tempo diffuso la notizia desun­ ta dal sito del Comune; in particolare, la pronuncia del giudice doveva avere lo stesso rilievo (stessa pagina ed eguale evidenza) della notizia inizialmente pubblicata. La condanna a pubblicare sui mezzi di informazione è usuale nei reati di diffamazione, nonché per alcuni reati di particolare rilevanza (Dlgs 231/2001 sulla responsabilità d’impresa, articoli 18e 76). Essa si affianca al diritto di rettifica previsto dall’articolo 8 della legge sulla stampa (47/1948). La novità della sentenza del Tar Toscana consiste nell’imporrea carico dell’ente pubblico un comportamento specifico, che riflette una negligenza nell’attività dell’ente. La legge 104/2010 (sul processo amministrativo) ammette il risarcimento del danno causato da un soggetto pubblico, ma fino ad oggi si discuteva di importi economici per errori o ritardi del singolo ente; in taluni casiè prevista la restituzione di immobili erroneamente espropriati (articolo 42­bis del Dpr 327 /2001), la sostituzione di un appaltatore con altro (Dlgs 163/2006, ora legge 50/2016), ma sempre con un collegamento diretto ad errori dell’amministrazione, che deve adottare atti di segno contrario a quello dichiarato illegittimo dal giudice. Ora il Tar obbliga non solo ad eliminare il provvedimento, ma dispone un risarcimento in forma specifica, mitigando il danno economico (del gestore della struttura assistenziale) con adeguata pubblicità. Nel caso specifico, infatti, gran parte del danno è stata ricondotta alla pubblicazione di un articolo su un quotidiano che trattava l’argomento, pubblicazione che non sarebbe avvenuta se non ci fosse stato il provvedimento impugnato. Da un lato quindi la pubblicazione di un articolo fondato su un (illegittimo) provvedimento apparso sul sito web dell’ente costituisce legittimo esercizio del diritto di cronaca, ma dall’altro il titolare del sito internet dal quale è stata desunta la notizia risponde dei danni causati.