Mediazione, l’assenza non si può rilevare in Corte d’appello

Il Sole 24 Ore – L’improcedibilità della domanda giudiziale per il mancato esperimento della mediazione nelle controversie comprese in quelle materie per le quali è prevista come obbligatoria dalla legge deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza del giudizio di primo grado. In mancanza della tempestiva eccezione del convenuto, se il giudice di primo grado non abbia provveduto al relativo rilievo d’ufficio, è precluso al giudice d’appello rilevare l’improcedibilità della domanda. Sono le conclusioni cui giunge la Cassazione con la sentenza 32797 depositata il 13 dicembre 2019, resa in una causa avente a oggetto una locazione.

In primo grado il locatore aveva omesso ingiustificatamente di partecipare personalmente alla procedura di mediazione. Per questo motivo, la Corte d’appello di Ancona aveva ritenuto di dichiarare la nullità della sentenza di primo grado del Tribunale di Pesaro per il difetto di mediazione non rilevato dal primo giudice.

Per la Suprema corte, essendo mancati alla prima udienza del giudizio di primo grado sia l’eccezione della parte che il rilievo d’ufficio da parte del giudice, al giudice d’appello si doveva ritenere precluso ogni rilievo.

La Cassazione ribadisce un orientamento consolidato. La Suprema corte ha già avuto modo di precisare anche che la previsione della rilevabilità del difetto della condizione di procedibilità solo su eccezione di parte o su rilievo d’ufficio del giudice non oltre la prima udienza, a pena di decadenza, ha il limitato effetto di provocare un mero rinvio della successiva udienza a data posteriore allo svolgimento del procedimento. Se ne ricava che le attività processuali svolte sono valide ed efficaci e, quindi, che le eventuali preclusioni già maturate restano ferme nel corso del successivo svolgimento del giudizio (Cassazione, ordinanza 9557/2017).

Se poi il giudizio di primo grado si svolge nelle forme del processo sommario di cognizione e si sostanzia in un’unica udienza, il rilievo dell’improcedibilità della domanda proposta deve avvenire in occasione della sua celebrazione (Cassazione, sentenza 29017/2018).

D’altronde, se il legislatore avesse inteso stabilire l’inefficacia delle attività processuali svolte in mancanza del previo procedimento di mediazione sarebbe stata prevista la semplice dichiarazione di improcedibilità della domanda e la chiusura del giudizio instaurato senza previo ricorso al tentativo di mediazione, con la necessità di instaurarne uno nuovo, ovvero la rinnovazione degli atti processuali già espletati (Cassazione, ordinanza 9557/2017).

In ogni caso, nel giudizio d’appello è prevista solo una facoltà del giudice di creare la condizione di procedibilità alla luce di una valutazione discrezionale. Infatti, «il giudice, anche in sede di giudizio d’appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso, l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale anche in sede di appello» (Cassazione, sentenza 32797/2019 e sentenza 2743/2018).