Rito telematico avanti piano



ItaliaOggi Sette – MARINO LONGONI Il processo tributario telematico partirà il 1° luglio prossimo. Ma rischia di farlo sottotono, tra nodi tecnico-burocratici ancora da sciogliere e professionisti che non sembrano fidarsi fino in fondo della novità. Un dato per tutti: secondo i dati della Giustizia tributaria aggiornati al 30 marzo scorso, nel quarto trimestre 2018 (fase sperimentale per il processo) il 57% degli atti processuali collegati alle controversie pervenute nei due gradi di giudizio è stato depositato utilizzando il canale telematico (il 23% degli atti introduttivi, il 49% delle controdeduzioni e il 65% degli altri atti processuali). Visto dall’altro verso, c’è un 43% di atti ancora da «conquistare» al nuovo rito. La fase di avvicinamento dunque non sembra aver funzionato appieno. E sono soprattutto i professionisti contabili a essere i più preoccupati. Gli avvocati, infatti, col processo civile telematico, hanno già fatto abbastanza esperienza. Ci sono alcuni aspetti del nuovo rito che secondo i profession i s t i d e vono e s sere rivisti perché appesantiscono inutilmente gli adempimenti nella fase di deposito degli atti processuali. Ad esempio, l’obbligo di fi rmare digitalmente i documenti da allegare al ricorso o alle controdeduzioni, obbligo peraltro non previsto nel processo civile telematico e in quello amministrativo. Oppure il limite di peso di 10 MB per singolo documento: s p e s s o r i s u l t a insuffic i e n t e r i spetto all’ordinaria mole di documenti che normalmente vengono depositati nell’ambito del processo tributario, il che costringe il depositante a frazionare il documento in più fi le. In sede di costituzione del resistente, poi, il sistema chiede di indicare molti dati che sono già noti al sistema poiché indicati dal ricorrente in sede di deposito del ricorso. Lo stesso sistema non consente di allegare direttamente i messaggi di posta elettronica certifi cata comprovanti la notifi ca del ricorso e costringe il depositante a convertirli in Pdf. E a volte non mancano diffi coltà ad aprire i fascicoli telematici, sia di parte che dell’Agenzia delle entrate. Anche l’Uncat, l’Unione nazionale camere avvocati tributaristi, non ha mancato di sottolineare alcune criticità presenti allo stato attuale: l’attestazione di conformità di atti e documenti diversi dalla procura a cui sarebbero tenuti i legali; e l’interpretazione autentica della norma sulla scelta del rito nel regime facoltativo. Ci sono situazioni transitorie di diffi cile gestione: i ricorsi notifi cati in mediazione fi no al 30 giugno che comportano la costituzione in giudizio dopo, che fi ne fanno? Ci sarà un ricorso cartaceo e una costituzione in giudizio telematica? Potrebbero sorgere dei problemi. E gli appelli a sentenze pronunciate all’esito di un procedimento «analogico»? Anche qui il giudizio di secondo grado segue il percorso telematico ma serve un aggancio con la prima fase del processo già perfezionata in forma cartacea. Per non parlare della questione squisitamente «politica» relativa al fatto che siccome tutto l’apparato informatico relativo al processo tributario telematico sarà gestito dal ministero dell’Economia, ci si trova di fatto dinanzi a un caso gestione delle regole del gioco ad opera di una delle parti del processo. C’è odore di scarsa imparzialità, in questo monopolio delle cancellerie. E non è peregrina l’ipotesi che qualcuno possa sollevare la questione dinanzi alla Corte di giustizia europea. Di positivo, però, c’è l’ampia disponibilità dello stesso ministero di condividere con i professionisti le regole del gioco e le loro modifi che. Come ha confermato Fiorenzo Sirianni, direttore della Giustizia tributaria al Mef, che proprio nel corso di un evento formativo con l’Uncat ha parlato di «incontri periodici con gli attori del processo tributario al fi ne di concordare insieme modifi che e integrazioni volte ad agevolare la costituzione in giudizio con modalità digitali». Insomma, i problemi non mancano, un po’ di confusione neanche, la fi ducia non è ai massimi, ma il processo tributario telematico parte. E se al governo qualcuno cominciasse a rifl ettere su una giustizia tributaria che garantisca terzietà e imparzialità dei giudici, beh, forse si potrebbe azzardare il termine «rivoluzione».