Tre vie per le elezioni forensi

Italia Oggi, di Gabriele Ventura –

Governo e parlamento in campo per sbloccare l’impasse delle elezioni forensi. Da un lato, infatti, il ministero della giustizia ha inviato al Consiglio nazionale forense, per il relativo parere, lo schema di decreto ministeriale recante modifiche al dm 170/2014, riscrivendo i punti bocciati dal Tar Lazio e dal Consiglio di stato. Dall’altro, va avanti in commissione Giustizia del Senato l’esame del ddl Falanga, recante disposizioni sulla elezione dei componenti dei consigli degli ordini circondariali forensi, con la discussione degli emendamenti presentati. Nel mezzo, però, c’è chi si è stancato di aspettare gli interventi governativi e, al secondo anno di proroga del Consiglio dell’ordine, sta pensando di fare da sé: si tratta del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Torino, con il presidente Mario Napoli che ha inviato una comunicazione agli iscritti affermando che il Coa ha deliberato di indire le elezioni, demandando a una commissione di tre esperti avvocati amministrativisti la stesura di un regolamento interno di rinnovo elettorale. Il decreto ministeriale. Il ministero della giustizia ha inviato al Cnf lo schema di dm recante modifi che al decreto 170/2014 sulle modalità di elezione dei componenti dei Coa. Il Consiglio nazionale lo ha spedito agli ordini territoriali, alle unioni e alle associazioni forensi, chiamate a inviare le osservazioni al testo entro il 18 febbraio prossimo. Entrando nel dettaglio, lo schema di decreto, che ItaliaOggi è in grado di anticipare, introduce un limite massimo di voti esprimibili non superiore ai due terzi per la elezione dei consigli degli ordini che contino fi no a 200 iscritti, e un limite di tre quinti per tutti gli altri. Con riferimento alla tutela del genere meno rappresentato, viene implicitamente abrogata la disposizione che prevede che il presidente del consiglio dell’ordine determina, in sede di convocazione dell’assemblea, il numero minimo dei seggi da assicurare al genere meno rappresentato. Vengono poi recepite le indicazioni di Tar e Consiglio di stato sulla formazione delle liste, sia in relazione al numero massimo delle preferenze esprimibili, sia riguardo la riserva in favore del genere rappresentato nella stessa formazione delle liste. Il testo prevede, quindi, che le liste elettorali possano recare l’indicazione dei nominativi fi no al numero massimo determinato dal presidente del consiglio dell’Ordine in sede di convocazione dell’assemblea solo quando i candidati indicati nella lista appartengano ai due generi e a quello meno rappresentato sia riservato almeno un terzo dei componenti della lista, arrotondato all’unità superiore. Invece, quando nella lista non vi è la rappresentanza di entrambi i generi, l’indicazione dei nominativi non può superare i due terzi, arrotondati per difetto, del numero massimo determinato dal presidente del Coa. Con riguardo ai voti esprimibili da ciascun elettore, lo schema di dm prevede che nella sola ipotesi di voto destinato ai due generi le preferenze possono essere espresse in misura pari al numero massimo consentito e determinato dal presidente del Coa in sede di convocazione dell’assemblea, nel rispetto delle proporzioni previste. Quando l’elettore vota candidati di un unico genere, è stabilito che possa esprimere un numero di preferenze non superiore ai due terzi del numero massimo determinato. Infine, viene abrogato l’art. 15 del regolamento, il quale prevede attualmente il rinnovo delle elezioni quando, mediante la sostituzione degli eletti, non è possibile coprire le vacanze del consiglio mantenendo l’equilibrio dei generi. Il ddl Falanga. Prosegue, nel frattempo, l’esame del ddl Falanga in commissione Giustizia del Senato. Martedì e mercoledì, infatti, sono stati espressi i pareri di relatore e governo rispetto agli emendamenti presentati. In particolare, un emendamento che ha ricevuto entrambi i pareri favorevoli prevede che in sede di prima applicazione, la durata dei consigli dell’ordine è stabilita comunque alla scadenza del 31 dicembre 2018. Alle elezioni successive si applicano invece le disposizioni previste dal nuovo ordinamento forense (art. 28, comma 7 della legge n. 247/2012). Chi fa da sé. Come detto, l’ordine degli avvocati di Torino, guidato da Mario Napoli, ha inviato una lettera agli iscritti denunciando come si sia concluso anche il secondo anno di proroga del Coa. Il Consiglio ha quindi deciso, nella riunione del 16 gennaio scorso, di indire comunque le elezioni, con un regolamento «fatto in casa». L’attuale consiglio, infatti, denuncia Napoli, «si era proposto all’elettorato per un mandato biennale», e si trova ancora in carica dopo cinque anni «solo per non gettare la nostra istituzione in un devastante commissariamento». «Tale situazione non può più continuare», afferma Napoli, «ragionevolmente e secondo i più elementari principi di democrazia»